martedì, Ottobre 6, 2026
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Mercati in furia, questa volta per motivi concreti. E non finisce qui.

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In molte piazze europee, le sedute di borsa di ieri sono state caratterizzate da particolare interesse verso i titoli del debito pubblico italiano. La protagonista è stata l’offerta di quei titoli e tutto lascia pensare che siano state ragioni di prudenza quelle che hanno innescato lo stimolo ai possessori a vendere. Un comportamento del genere ha motivazioni condivisibili, anche se inducono ancor più a riflettere. Questo il leitmotiv. Premesso che gli italiani hanno dovuto prendere atto che il tasso di inflazione rilevato a settembre (4,2%) al suo interno è salito rispetto a quello di agosto (3,1%) di un terzo di punto circa, è stato un più che sonoro campanello d’allarme. Con buona probabilità, è stato un segnale più che marcato che il raggiungimento dell’ equilibrio economico del Paese, nell’ ultimo mese, si è confermato ancor più una chimera. Il comportamento delle compagnie petrolifere operanti sul territorio italiano sta dando prova, giorno dopo giorno, che spesso l’oligopolio riesce a causare problemi a volte superiori a quelli che innesca il monopolio che, per ipotesi, è la peggior forma di alterazione del mercato libero e concorrenziale. Non si salva tra esse l’ENI, la compagnia di Stato, che ha lanciato il sasso nello stagno. Lo stesso, seppure dettato da buone intenzioni, nel giro di pochissimi giorni, ha causato una confusione di mercato ( leggi alterazione della concorrenza ) come poche altre volte era accaduto in passato. Il Cane a Sei Zampe ,non contento, ha fatto capire per il tramite dei suoi portavoce che, per alcuni dei settori operanti nella mobilità commerciale, pubblici e privati, stà per diventare operativo uno sconto del 10%. Tale pirotecnia decisionale non mette di buon umore nessuno, allo stesso tempo mettendo sul chi vive gli investitori di ogni genere.
Un sogno che può essere partorito da menti predisposte a pensar male: e se il comportamento dell’ ENI fosse stato dettato da delirio di onnipotenza, proprio per intorbidire le acque e far aumentare la percentuale di
utile con giochetti di prestigio – anche nel senso di qualità dell’ operato… – chi, oltre ai consumatori, avrebbe titolo per operare una reprimenda verso il Cane a Sei Zampe e il piccolo gruppo di simili dello stesso ? Nessuno, o tuttalpiù l’Ente Protezione Animali, che ha competenze molto limitate, senz’altro non quelle risarcitorie.

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