
Meta ha confermato di aver rimosso i profili social di Fabrizio Corona e del format “Falsissimo” per violazioni multiple degli Standard della community. La decisione, arrivata dopo settimane di tensioni mediatiche e diffide legali, segna un nuovo capitolo nello scontro tra l’ex paparazzo, Mediaset e le piattaforme digitali.
La rimozione simultanea dei profili Instagram e Facebook di Fabrizio Corona e della pagina dedicata al suo format online “Falsissimo” ha generato un’ondata di reazioni nel mondo dei media e della politica. La decisione è stata confermata da un portavoce di Meta, che ha dichiarato: “Abbiamo rimosso gli account per violazioni multiple degli Standard della community di Meta.” Una frase secca, che però apre a una serie di interrogativi sul rapporto tra libertà di espressione, responsabilità editoriale e potere delle piattaforme digitali. Le motivazioni: copyright, diffamazione e contenuti sensibili. Secondo quanto riportato da diverse testate:
– Meta avrebbe rilevato violazioni ripetute delle proprie policy, tra cui:
– diffamazione e attacchi personali;
– uso non autorizzato di contenuti protetti da copyright;
– violazioni della privacy;
– contenuti potenzialmente lesivi della dignità personale;
– messaggi d’odio o contenuti borderline.
Le segnalazioni sarebbero arrivate anche a seguito delle diffide e denunce di Mediaset, in particolare dopo le puntate di Falsissimo dedicate ad Alfonso Signorini e al gruppo televisivo. La rimozione non sarebbe collegata a un ordine dei giudici, ma a una decisione autonoma di Meta, come riportato da La Nuova Sardegna. Il format online di Corona, Falsissimo, aveva recentemente pubblicato contenuti molto critici verso Mediaset e figure di primo piano come Alfonso Signorini. Le puntate, spesso virali, hanno attirato:
– attenzione mediatica
– reazioni politiche
– azioni legali da parte di Mediaset
Google, parallelamente, ha rimosso i video dal canale YouTube del programma, lasciando online solo i contenuti accessibili tramite abbonamento”. L’avvocato di Corona, Ivano Chiesa, ha definito la decisione:
– “un’operazione di censura impressionante, non degna di un Paese democratico” ⁽²⁾
– un tentativo di “mettere a tacere” il suo assistito
– un precedente pericoloso per la libertà di parola
Secondo la difesa, la motivazione ufficiale violazione del copyright sarebbe “curiosa” e non coerente con il contesto più ampio dello scontro con Mediaset. La vicenda solleva questioni cruciali:
1. Quanto potere hanno le piattaforme private nel limitare la libertà di espressione?
Meta può rimuovere contenuti e profili senza un ordine giudiziario, basandosi sulle proprie policy interne.
2. Dove finisce la satira e dove inizia la diffamazione?
Falsissimo si muoveva in un territorio ibrido tra inchiesta, intrattenimento e provocazione.
3. Le piattaforme devono tutelarsi da responsabilità legali?
Le diffide di Mediaset hanno probabilmente accelerato l’intervento di Meta. La rimozione degli account di Fabrizio Corona e di Falsissimo non è solo un episodio di cronaca digitale: è un caso emblematico del nuovo equilibrio ancora instabile tra libertà di espressione, responsabilità dei contenuti e potere delle piattaforme globali.









