Michele Barillaro – Tra cielo e terra
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La raccolta di poesie, che prendiamo in considerazione in questa sede, presenta una prefazione firmata Zia Emma e una pagina introduttiva firmata dalla madre del poeta.
Michele Barillaro è stato un magistrato antimafia scomparso in un incidente stradale qualche anno fa.
Tra cielo e terra esce postumo come espressione di una persona che era anche poeta a conferma dell’assunto di Eugenio Montale riguardante il fatto che dopo la rivoluzione del verso libero bastano un lapis e un foglio di carta per divenire poeta e del resto anche alcuni bambini hanno scritto bellissime poesie.
Questo a conferma che la poesia ancora è fiorentissima e che il numero dei poeti è aumentato anche per l’effetto Covid, tutto questo in antitesi con le teorie del filosofo Adorno e di Paul Celan che profetizzavano la morte della poesia dopo l’Olocausto e le due guerre mondiali.
Entrando nel merito del poiein del Nostro bisogna sottolineare che molti componimenti presentano la data del giorno in cui sono stati scritti.
Quanto suddetto non va interpretato come un’ossessione del tempo ma come un promemoria e le date sono connesse alle occasioni che hanno generato i testi se la poesia è sempre d’occasione.
Il volume presenta un componimento introduttivo intitolato Preghiera di uomo che crede, uno dei pochi senza data nel quale il poeta si rivolge a Dio Padre.
Ottima la tenuta dei versi lunghi in questa poesia e confidenziale è il rapporto del poeta con Dio al quale chiede di carezzargli il capo come un buon padre che ama sinceramente i suoi figli.
In bilico tra gioia e dolore la poetica e la cifra distintiva di questo poeta che si ripiega su sé stesso per giungere a riflette per cui si potrebbe parlare di poesia filosofica e intellettualistica.
È tutto espressione di un’anima sensibile che poco concede a raffigurazioni naturalistiche e spesso c’è un tu al quale il poeta si rivolge che in un caso è una donna che il poeta vorrebbe sposare in una chiesetta vicino al mare.
Si può definire neolirica questa poesia nella quale si incontrano spesso procedimenti anaforici che portano icasticità al tessuto linguistico e il religioso poeta parla di giustizia proprio perché è stato magistrato.
Sono i sentimenti a prevalere come protagonisti in questi lavori e quello del poeta non è buonismo ma sincerità nel rimanere legato ai valori come la religione, l’amore e la giustizia stessa
La raccolta è composita e articolata architettonicamente nelle sue scansioni e il poeta dimostra di avere coscienza letteraria.
Un altro valore che si fa poesia è quello dell’amicizia vera quella che dà vera gioia all’animo umano.
Chiarezza, nitore e leggerezza animano queste composizioni chiarissime ma non elementari anche complesse non nella forma non nei significanti ma nei significati.
Anche il sogno è tema di questo discorso e il messaggio lanciato in bottiglia nell’Oceano raggiunge le anime dei fortunati lettori.
Raffaele Piazza










