
Il pupazzo simbolo della tv satirica malmenato durante un servizio sui furbetti del metrò. Indaga la polizia
MILANO – Colpito, strattonato, preso a pugni. E incredibilmente senza ironia. Per la prima volta in 36 anni di “Striscia la Notizia”, il Gabibbo, il pupazzo rosso più famoso della televisione italiana, è stato aggredito durante un servizio nel cuore di Milano. Un episodio che scuote non solo il programma di Canale 5, ma anche il dibattito sulla sicurezza e sul clima nelle grandi città. Il fatto è avvenuto mentre la troupe stava realizzando un servizio sui cosiddetti “furbetti del tornello”, coloro che entrano in metropolitana senza pagare il biglietto, scavalcando o forzando i varchi d’accesso. Un fenomeno noto e spesso denunciato, ma che questa volta ha avuto un epilogo inaspettato e violento. Secondo quanto ricostruito, il Gabibbo, storico volto satirico con la voce di Al Bano, si trovava nei pressi dei tornelli insieme all’inviato, intento a documentare ingressi irregolari e a chiedere spiegazioni ai passeggeri. A un certo punto, un giovane, infastidito dalla presenza delle telecamere e dalle domande della troupe, avrebbe reagito con aggressività. Prima le parole grosse, poi il contatto fisico: spinte, strattoni e colpi indirizzati al pupazzo, simbolo della trasmissione. Un gesto che ha lasciato increduli anche gli operatori presenti. Non tanto per il danno materiale – il Gabibbo è costruito per resistere quanto per il valore simbolico dell’aggressione. “È la prima volta in 36 anni di Striscia la Notizia che accade una cosa simile”, hanno fatto sapere fonti vicine alla produzione. Il Gabibbo non è un semplice personaggio televisivo. Dal 1990 è il volto ironico e sfrontato della satira di Antonio Ricci, diventato nel tempo una maschera nazionale, capace di attraversare generazioni. Dietro il costume c’è un professionista, invisibile al pubblico ma esposto ai rischi del lavoro sul campo. Perché “Striscia” non è solo studio televisivo: è anche inchiesta, provocazione, confronto diretto. E proprio questo elemento rende l’episodio ancora più delicato: l’aggressione non è avvenuta durante una manifestazione o in un contesto ad alta tensione, ma nel corso di un servizio giornalistico in luogo pubblico. Il tema affrontato dalla troupe l’evasione del biglietto in metropolitana, è da tempo al centro del dibattito milanese. ATM ha intensificato controlli e sanzioni, ma il fenomeno resta diffuso, soprattutto nelle ore serali e in alcune stazioni periferiche. La presenza delle telecamere, in un contesto già carico di tensione sociale, può aver fatto da detonatore. L’episodio solleva interrogativi più ampi:
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È diventato più rischioso fare inchieste “di strada”?
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La soglia di tolleranza verso la provocazione televisiva si è abbassata?
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Il clima nelle grandi città è più esplosivo rispetto al passato?
Sul posto sono intervenute le forze dell’ordine. Il giovane aggressore sarebbe stato identificato. La produzione sta valutando eventuali azioni legali. Nessuna conseguenza grave per il performer all’interno del costume, che non avrebbe riportato ferite serie, ma l’episodio segna un precedente. Perché colpire il Gabibbo simbolo caricaturale, quasi infantile, significa colpire un pezzo di immaginario collettivo italiano. In un’epoca dominata dai social e dai video virali, l’inchiesta televisiva “fisica”, fatta di microfoni sotto il naso e domande scomode, continua a suscitare reazioni forti. Talvolta eccessive. L’aggressione al Gabibbo diventa così qualcosa di più di una notizia curiosa: è il segnale di un nervosismo diffuso, dove basta poco per passare dalla polemica allo scontro. E mentre Milano discute di sicurezza urbana, il pupazzo rosso tornato già operativo promette di non arretrare. Perché, come direbbe lui: “Belandi, non ci fermiamo mica per così poco.”









