Nel quadro delle tensioni crescenti tra Teheran e Washington, torna ciclicamente una domanda che inquieta l’opinione pubblica: l’Iran potrebbe colpire direttamente le basi americane presenti in Italia? Alla luce delle capacità militari iraniane aggiornate a marzo 2026, la risposta è articolata: la possibilità tecnica esiste per alcune aree del Sud Italia, ma resta limitata e fortemente condizionata da fattori operativi, geopolitici e difensivi. L’arsenale iraniano è composto prevalentemente da missili balistici a corto e medio raggio (SRBM e MRBM), con una gittata dichiarata compresa tra 2.000 e 2.500 chilometri. Tra i sistemi più avanzati: Khorramshahr-4: stimato tra 2.000 e 3.000 km Sejjil (Sejil): missile balistico a combustibile solido con gittata intorno ai 2.000 km Partendo dalle regioni occidentali dell’Iran, alcuni di questi vettori potrebbero teoricamente raggiungere la Sicilia, dove si trova la base di Naval Air Station Sigonella, uno dei principali hub logistici statunitensi nel Mediterraneo. Anche porzioni estreme della Calabria e della Puglia rientrerebbero nella fascia limite di copertura stimata.
Installazioni come: Aviano Air Base Camp Darby si trovano oltre il raggio operativo attualmente attribuito ai missili balistici iraniani schierati. Gli analisti militari sottolineano che lo scenario più realistico non sarebbe un lancio diretto verso la penisola italiana, bensì: Forward deployment di lanciatori in territori alleati o instabili Azioni tramite proxy regionali Operazioni asimmetriche o terroristiche contro obiettivi sensibili Si tratta di dinamiche già osservate nel Golfo Persico e nel Levante. Le basi statunitensi in Italia non sono isolate. Sono integrate nel sistema di difesa missilistica della NATO, progettato proprio per intercettare minacce provenienti dal Medio Oriente. Il sistema multilivello include: radar di allerta precoce, batterie Patriot, componenti del sistema Aegis, cooperazione con le forze armate italiane Secondo fonti della Difesa, la probabilità di un attacco riuscito contro il territorio nazionale resta bassa, anche in caso di escalation regionale. Il rischio maggiore riguarda il personale militare italiano impegnato in missioni internazionali, specialmente nel Golfo Persico. Negli ultimi mesi una base in Kuwait che ospita anche militari italiani è stata colpita da missili iraniani. Non si sono registrate vittime tra i contingenti italiani grazie ai protocolli di sicurezza e al tempestivo rifugio nei bunker.









