Tra disservizi e corse ridotte, i cittadini della provincia di Bari diventano prigionieri nei propri paesi: “Chi non ha l’auto resta tagliato fuori da cultura, eventi e lavoro”. Una denuncia civile dalla Puglia che chiede al Ministero dei Trasporti risposte concrete.
In un’Italia che parla di transizione ecologica e mobilità sostenibile, ci sono territori dove anche solo raggiungere un evento serale diventa un’impresa impossibile. Succede in Puglia, più precisamente nella provincia di Bari, dove il trasporto pubblico su gomma e rotaia si ferma ancora troppo presto, lasciando interi comuni isolati.
Dopo una certa ora — spesso intorno alle 22:00 — autobus e treni semplicemente non passano più. E la domenica, giorno di festa per definizione, diventa un’ulteriore condanna per chi non possiede un’auto. Non è solo un disagio: è un limite sociale, culturale e lavorativo che pesa sulle spalle di studenti, lavoratori e anziani.
“Come posso partecipare a un convegno, un concerto o una semplice cena fuori se l’ultimo treno parte alle 20:15?” – ci racconta Miriam, una giovane universitaria pendolare. “Non voglio dipendere da chi guida o da servizi privati troppo costosi”.
Il problema è strutturale e cronico: orari disallineati, tratte scarsamente coperte, fermate isolate. La domanda sorge spontanea: il Ministero dei Trasporti ha consapevolezza di questa realtà quotidiana?
E se sì, cosa intende fare per garantire davvero il diritto alla mobilità? Perché di diritto si tratta. Spostarsi non è un lusso, è una condizione necessaria per una vita libera e attiva.
La leadership politica e istituzionale è chiamata a dare risposte. In una regione che investe nel turismo e negli eventi culturali, è paradossale che i suoi stessi cittadini debbano rinunciarvi per mancanza di un autobus o un treno. E mentre si parla di smart city e infrastrutture digitali, si dimentica che la vera innovazione parte dai bisogni più semplici e reali delle persone.
Ai cittadini pugliesi non servono promesse, ma corse serali. Non proclami, ma coincidenze sicure. Non slogan, ma investimenti mirati.









