L’uscita nelle librerie francesi di “Monaco interdit. Main basse sur la Principauté” sta provocando un vero terremoto politico e mediatico nel Principato di Monaco. Il libro, firmato da Claude Palmero, per oltre vent’anni amministratore dei beni della famiglia Grimaldi e consigliere finanziario del principe Alberto II di Monaco, è già al centro di un acceso dibattito oltralpe. Nel territorio monegasco, invece, non è in vendita.
La pubblicazione, curata in Francia da Nouveau Monde éditions, si presenta come un atto di accusa diretto contro il sistema di potere del Principato. Palmero, licenziato il 6 giugno 2023 dopo 23 anni di incarico (ruolo che prima di lui era stato ricoperto dal padre), rompe il silenzio e affida alle pagine del libro la propria versione dei fatti, parlando apertamente di “abusi”, “disfunzioni” e “opacità”.
“Per più di vent’anni ho lavorato nella più totale discrezione. Il silenzio era parte integrante della mia funzione”, scrive l’ex amministratore. Poi la frattura: “Dopo la mia brutale estromissione nel 2023 e la serie di attacchi giudiziari e mediatici di cui sono stato oggetto, ho ritenuto che questo silenzio non fosse più sostenibile”. Parole che segnano il passaggio da uomo di fiducia del Palazzo a voce critica del sistema.
Il libro ruota attorno a quello che è stato definito “Monacogate”, un intreccio di accuse legate soprattutto al settore immobiliare, cuore dell’economia monegasca. Palmero descrive un contesto in cui “interessi molto potenti nel settore immobiliare” avrebbero beneficiato di “licenze a costruire rilasciate con deroghe del tutto discutibili”. In un passaggio destinato a far discutere, l’autore afferma: “A Monaco si lasciano tranquilli coloro che operano in un’attività in cui la corruzione è ricercata, mentre si perseguitano quelli che non vi operano”.
Il caso esplode alla fine del 2021 con la pubblicazione online dei cosiddetti “Les Dossiers du Rocher”, una serie di documenti hackerati provenienti dalla posta elettronica di membri dell’entourage del principe. Nel mirino finiscono quattro figure chiave, soprannominate “G4”: il capo di gabinetto Laurent Anselmi, l’avvocato Thierry Lacoste, il presidente del Tribunale supremo Didier Linotte e lo stesso Palmero. Le accuse parlano di presunte manovre per influenzare grandi appalti pubblici. Da allora, Palmero è stato fermato e interrogato più volte dalla polizia monegasca, senza mai essere incriminato. Nel libro sottolinea questo aspetto, presentandosi come vittima di una campagna diffamatoria. “Questo libro non è né un regolamento di conti né un pamphlet”, precisa. “È una testimonianza documentata sugli abusi e le disfunzioni del potere monegasco”.
La vicenda ha assunto anche una dimensione giudiziaria internazionale. Dopo il licenziamento, Palmero ha citato in giudizio il principe Alberto II per diffamazione. Il sovrano si è opposto invocando l’immunità dei capi di Stato, ma il 4 febbraio il tribunale di Nanterre, in Francia, ha stabilito che il principe può essere citato in giudizio nell’ambito della causa avviata dall’ex amministratore. Una decisione che ha dato nuova forza alla posizione di Palmero. Nel volume, l’ex gestore del patrimonio principesco parla apertamente di “menzogna di Stato” e di “sistema che chiude gli occhi sulla corruzione endemica”. Sostiene di aver tentato, dall’interno, di introdurre maggiore trasparenza e di aver pagato questo tentativo con l’estromissione. “Gli attacchi deleteri, infamanti e ripetuti da parte del Palazzo mi hanno di fatto liberato dal mio obbligo di riservatezza”, scrive. “Oggi si tratta di esercitare un diritto fondamentale: quello di esprimermi per ristabilire i fatti e difendere il mio onore”.
Non manca un riferimento diretto alla visione del sovrano al momento della sua ascesa al trono nel 2005. “Solo un’autentica trasparenza e il pieno ripristino dello Stato di diritto potranno riparare il Principato”, afferma Palmero, invitando il principe a recuperare lo spirito riformatore degli inizi. Mentre il libro circola in Francia e online, a Monaco il silenzio ufficiale è quasi totale. L’assenza del volume dagli scaffali delle librerie del Principato contribuisce ad accrescerne l’aura di testo scomodo. In un micro-Stato abituato a controllare la propria immagine con estrema attenzione, “Monaco interdit” si inserisce come elemento di rottura, destinato ad alimentare un dibattito che va oltre i confini del Rocher. Resta da capire se questa pubblicazione produrrà conseguenze concrete sul piano politico o giudiziario. Per ora, la cronaca racconta di un ex uomo di fiducia che accusa apertamente il sistema che ha servito per oltre due decenni e di un Principato chiamato a confrontarsi con ombre che, almeno fino a ieri, restavano lontane dai riflettori.









