
Gabriele Schifanella
TORINO – Il tempo, talvolta, si diverte a scompaginare le righe del destino per restituire frammenti di un passato che si credeva ormai polverizzato. I militari dell’Arma dei Carabinieri della Compagnia di Chivasso hanno risolto un enigma burocratico e nostalgico vecchio di oltre quattro decenni, intercettando e sequestrando un ciclomotore Piaggio Ciao la cui tracciabilità si era interrotta bruscamente nell’autunno del 1984, anno in cui il legittimo proprietario ne aveva denunciato il furto presso la stazione di un piccolo comune del Torinese. L’incredibile anacronismo stradale è emerso durante un ordinario posto di controllo alla circolazione stradale istituito lungo la strada provinciale che collega i centri della cintura nord del capoluogo piemontese. L’attenzione della pattuglia è stata catturata dalla sagoma inconfondibile del ciclomotore d’epoca, la cui carrozzeria, miracolosamente preservata dalla ruggine e verniciata in una tonalità di blu sbiadita dagli anni, procedeva a velocità ridotta ma costante. A catturare lo scetticismo degli operatori è stata la targa a cinque caratteri di vecchia generazione, un dettaglio documentale che ha spinto i militari a una verifica approfondita tramite i terminali della banca dati interforze del Ministero dell’Interno. L’inserimento del numero di telaio, punzonato sul metallo sotto il serbatoio, ha generato un insolito alert nei sistemi informatici, facendo riaffiorare dagli archivi digitalizzati una denuncia cartacea per furto aggravato risalente a quarantadue anni fa. Alla guida del veicolo si trovava un cittadino italiano di 64 anni, residente in un comune limitrofo, il quale non è stato in grado di esibire alcun libretto di circolazione originale né di fornire una giustificazione plausibile circa la lecita provenienza del mezzo a due ruote, asserendo unicamente di averlo acquistato diversi anni prima presso un mercatino di compravendita dell’usato tra privati. Per l’uomo è scattata immediatamente la denuncia a piede libero alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Torino con l’ipotesi di reato di ricettazione, ai sensi dell’articolo 648 del Codice Penale. La norma sanziona chiunque acquisti, riceva od occulti cose provenienti da un qualsiasi delitto al fine di procurare a sé o ad altri un profitto, e la giurisprudenza consolidata della Suprema Corte di Cassazione ribadisce costantemente che il decorso di un lunghissimo lasso di tempo dal reato presupposto (il furto originario, ormai ampiamente prescritto) non sana l’illecito possesso né esclude la punibilità dell’incauto detentore attuale. La vera sorpresa dell’operazione di polizia giudiziaria è stata tuttavia la notifica del ritrovamento al derubato originario. Rintracciato telefonicamente dai Carabinieri, l’uomo – che oggi ha superato i sessant’anni e che all’epoca del furto era un giovane studente universitario che utilizzava il motorino per i propri spostamenti quotidiani – ha accolto la notizia tra l’incredulità e l’intensa commozione. Espletate le formalità di rito e i necessari accertamenti tecnici volti a confermare l’assoluta corrispondenza dei dati identificativi del propulsore a miscela, il Piaggio Ciao è stato formalmente dissequestrato e restituito al suo proprietario adolescenziale, trasformando un banale verbale di cronaca giudiziaria in una straordinaria e romantica macchina del tempo su due ruote.









