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Napoli 1880: L’Ospedale di San Gennaro dei Poveri alla Sanità

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Nel 1880 Napoli è una città sospesa tra due epoche. Ha subito il colera del 1873 e sta per iniziare il grande Risanamento che sventrerà i quartieri bassi. Salendo verso Capodimonte, oltre Porta San Gennaro che all’epoca segnava il confine fisico tra la città e la campagna, si entra nel Rione Sanità, un vallone usato fin dall’epoca greco-romana come luogo di sepoltura per ipogei ellenistici e catacombe paleocristiane.

Al centro di questo vallone, in via San Gennaro dei Poveri 25, sorge l’Ospedale di San Gennaro dei Poveri, struttura di interesse storico-artistico del centro storico di Napoli.

La storia dell’ospedale è inseparabile da quella della Basilica di San Gennaro fuori le mura, che sorge al suo interno. La chiesa, del V secolo d.C., fu eretta fondendo due nuclei cimiteriali. Dopo la traslazione delle reliquie di San Gennaro a Benevento (817-832), la basilica cadde in rovina.

Tale condizione perdurò fino all’872, anno in cui il vescovo Atanasio di Napoli la fece restaurare e annettere al monastero benedettino dei Santi Gennaro e Agrippino.

Il luogo fu scelto non a caso: l’etimo della zona è riconducibile a una salubritas associata a ragioni sia naturali che sovrannaturali, perché era incontaminata e ospitava catacombe ritenute responsabili di miracolose guarigioni.

Nel XV secolo l’intero monastero cadde in abbandono. Nel 1468 venne riutilizzato dal cardinale Oliviero Carafa che lo trasformò in ospedale per gli appestati.

La descrizione più precisa è di Gennaro Aspreno Galante: Carafa “destinò chiesa traversa, cimitero rovescio e monastero benedettino spuntato in superficie ad uso di ospedale per i meno abbienti della città”. Inizialmente fu affidato a una Congrega da lui fondata e composta da nobili e plebei.

Era un lazzaretto fuori le mura, perfetto per isolare i contagiati.

Dopo la peste del 1656, che provocò migliaia di vittime ospitate anche nel vicino Cimitero delle Fontanelle, cambiò tutto, l’ospedale fu ulteriormente ampliato e fu dotato anche di un ospizio dedicato ai Santi Pietro e Gennaro, le cui statue, opera di Cosimo Fanzago, furono esposte all’esterno.

In seguito il complesso subì varie sciagure economiche, fino al generoso intervento del re Gioacchino Murat.

È in questo periodo, all’inizio del ‘700, che diventa definitivamente “dei Poveri”: non più solo lazzaretto, ma grande ospizio per vecchi, oblate, donzelle e mendicanti della città di Napoli.

Nel 1880 il complesso si presentava già nella sua forma monumentale. Sul fondo del cortile, sulla verticale di un campanile a vela, si apre una scala a doppia rampa, che precede un vestibolo con affreschi cinquecenteschi di Agostino Tesauro, stemmi della città di Napoli, ed altre particolarità artistiche-architettoniche.

Per chi ci lavorava e ci viveva nel 1880, era una piccola cittadella autonoma: basilica, ospedale, ospizio, farmacia e cimitero convivevano nello stesso recinto.

Antonietta Cacace

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