È un terremoto giudiziario quello che colpisce la Ctp, l’azienda di trasporto pubblico dell’area metropolitana di Napoli dichiarata fallita dopo anni di agonia finanziaria, sprechi e decisioni amministrative finite sotto la lente della magistratura contabile. La Corte dei Conti – sezione giurisdizionale della Campania – ha notificato otto inviti a dedurre ad altrettanti ex amministratori e dirigenti, tra cui figura anche l’ex sindaco di Napoli Luigi de Magistris, chiamati a rispondere di un presunto danno erariale quantificato in oltre 23 milioni di euro. È l’ennesimo capitolo di una vicenda che per anni ha rappresentato il simbolo del declino del trasporto pubblico locale: bus fermi per mancanza di pezzi di ricambio, corse tagliate, personale allo stremo, bilanci incapaci di reggere un modello gestionale che più volte è stato definito “insostenibile”. Secondo la ricostruzione degli inquirenti contabili, il danno sarebbe il frutto di una concatenazione di omissioni, ritardi, scelte ritenute imprudenti, mancata vigilanza e presunte irregolarità nella gestione finanziaria della società partecipata. Nel mirino finiscono anni in cui la Ctp avrebbe accumulato perdite su perdite senza che gli organi amministrativi intervenissero con decisione, aggravando così la situazione fino al collasso definitivo. Gli atti notificati dalla Procura regionale della Corte dei Conti contestano agli indagati condotte che avrebbero inciso in modo diretto sulla sostenibilità economica dell’azienda: dall’approvazione di bilanci giudicati non veritieri alla mancata attuazione dei piani di risanamento, fino alla scelta di sostenere costi ritenuti non compatibili con le reali capacità economiche dell’ente. Un quadro definito “allarmante”, dove – secondo gli investigatori – il dissesto non solo era prevedibile, ma addirittura inevitabile alla luce delle condizioni strutturali di Ctp. De Magistris, raggiunto dalla notifica, respinge ogni addebito e sostiene di aver ereditato una società già ampiamente compromessa, rivendicando semmai i tentativi di salvataggio messi in campo durante i suoi mandati. Ma la Corte dei Conti ricorda che i sindaci-proprietari delle partecipate hanno l’obbligo di vigilare, intervenire, correggere. E nel caso della Ctp, secondo l’accusa, la vigilanza sarebbe stata carente, se non del tutto assente, mentre i conti precipitavano. Gli inviti a dedurre rappresentano il passaggio che precede l’eventuale citazione in giudizio: ora i destinatari avranno un termine per fornire memorie difensive, documenti, giustificazioni utili a dimostrare la correttezza del proprio operato. Parallelamente si apre uno squarcio su ciò che Ctp è stata: una storica azienda che collegava i comuni dell’hinterland, progressivamente svuotata, fino alla dismissione di gran parte dei mezzi e alla sospensione di numerose linee, con ricadute pesantissime per migliaia di cittadini. L’inchiesta della Corte dei Conti ricostruisce infatti non solo i bilanci, ma anche le scelte strategiche: investimenti ritenuti tardivi, mancate manutenzioni, assenza di controlli gestionali adeguati, perdite crescenti che nessuno avrebbe realmente tentato di arrestare. La voragine da 23 milioni è il risultato finale di un sistema che non ha retto, e che oggi presenta il conto a chi ne era responsabile. La procedura contabile non interviene sulle responsabilità penali o politiche, ma su quelle economiche: se sarà dimostrato il danno erariale, gli imputati potrebbero essere condannati a rimborsare personalmente le somme contestate. Nel frattempo, sullo sfondo, resta la fotografia amara di un servizio pubblico crollato sotto il peso dei debiti, mentre i cittadini continuano a fare i conti con disagi, tratte soppresse e un trasporto locale che fatica ogni giorno a garantire il minimo indispensabile.









