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Napoli, i milioni di Dubai: la “banca segreta” del Clan Amato‑Pagano e il riciclaggio internazionale

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Nel cuore della metropoli napoletana, nel quartiere di Secondigliano e nelle propaggini territoriali di Scampia, Melito e Mugnano, il clan Amato-Pagano ha costruito non solo una rete di traffico di stupefacenti, estorsioni e violenza, ma un vero e proprio sistema economico internazionale, capace di gestire flussi di denaro da e verso Dubai e altri paradisi fiscali. Le indagini della Direzione Investigativa Antimafia (DIA) e della Procura di Napoli hanno messo in luce come la “cassa” del clan non fosse solo locale: affiliati arrestati a Dubai, trasferimenti di valori, conti bancari esteri, investimenti immobiliari in Est Europa e nei Paesi del Golfo. Il rapporto presentato alla Camera sottolinea che “un altro affiliato” del clan era stato arrestato a Dubai il 14 agosto 2021 per omicidio e traffico di stupefacenti, segno evidente di una presenza strutturata negli Emirati. La DIA ha spiegato che il business principale del clan derivava dal narcotraffico con ramificazioni in Spagna e a Dubai, e che il patrimonio sequestrato includeva contanti, orologi di lusso, Ferrari e Lamborghini “mostrati” sui social come strumento di propaganda criminale. Gli investigatori parlano di “stipendi” per affiliati fino a 8.000 euro al mese, un’accumulazione rapida di ricchezza che poté essere solo gestita attraverso operazioni di riciclaggio sfuggenti e strutturate. Il sequestro da circa 19 milioni di euro al ras del clan, Gennaro Marino, ha dimostrato come beni immobili, imprese, conti esteri e prestanome fossero solo la punta dell’iceberg di un sistema che aveva messo radici anche a Dubai. 8 Il meccanismo appare definito: stupefacenti importati dall’America Latina, transito via Spagna e destinazione Italia, ricavi che venivano fatti confluire nei circuiti internazionali dove lo Stato italiano fatica a rintracciarli. Si crea così una “banca segreta” nel vero senso della parola, con sedi non ufficiali, conti intestati a società schermo, trasferimenti in criptovalute o valori, e latitanza protetta all’estero. In questo quadro appare la cattura a Dubai del cassiere del clan, Gaetano Vitagliano, nel novembre del 2022: un punto che certifica come gli Emirati siano stati – e forse lo sono ancora – crocevia e “safe-place” per il denaro della camorra partenopea. Quel che emerge è una trilogia criminale: traffico, riciclaggio, ostentazione. E l’ostentazione: social network in cui affiliati postavano orologi Audemars Piguet e Rolex, imbarcazioni, auto esotiche – un messaggio chiaro e intimidatorio: «ricco, potente, invincibile». Ma dietro questa apparenza c’è un tessuto di complicità e fallimenti dello Stato. Perché se un’organizzazione è in grado di gestire un flusso internazionale di fondi, di investire in capitale estero e di mantenere latitanze protette, significa che gli strumenti di lotta al riciclaggio, alle società veicolo, alle intromissioni estere, non bastano. E peggiora se consideriamo che i traffici sono solo “parte” del quadro: il controllo del territorio, le estorsioni ai commercianti, il pizzo negli appalti edili, il controllo delle case popolari – queste ultime segnalate nell’inchiesta della Camera – integrano il sistema. Il tema vero è la finanza criminale: quando la camorra assume i tratti di impresa globale, con sede estera, conti offshore e latitanti all’estero, lo Stato deve cambiare passo. Se i milioni di Dubai diventano conti correnti inaccessibili, investimenti immobiliari che nessuno blocca in tempo, società in Italia che continuano a operare come veicoli di riciclaggio, allora la lotta alla camorra resta incompleta. Perché arrestare capi o sequestrare beni è necessario ma non sufficiente: è l’architettura finanziaria che va demolita. Il caso del clan Amato-Pagano – che da Secondigliano e Scampia si spalanca fino ai grattacieli di Dubai – è un monito: la criminalità organizzata ha imparato a giocare globale. Spetta alle autorità italiane, ma anche europee e internazionali, reagire con strumenti all’altezza. Fino a quando quei milioni resteranno “segreti”, la legalità sarà sempre un passo indietro.

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