giovedì, Gennaio 15, 2026
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NAPOLI, LA “PARANZA” DEI ROLEX ARRIVA FINO A BOLOGNA: TRE TRASFERTISTI ARRESTATI

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È finita all’alba di oggi la fuga dorata della “paranza” dei Rolex, tre giovani trasfertisti napoletani che da settimane seminavano paura a Bologna con rapine fulminee ai danni di professionisti, turisti e commercianti. Un circuito criminale ormai collaudato, capace di spostarsi dal cuore di Napoli fino all’Emilia-Romagna con una precisione quasi militare, sfruttando scooter rubati, appoggi logistici temporanei e una rete di ricettazione che trasformava gli orologi di lusso in denaro liquido nel giro di poche ore. A incastrarli non è stata una soffiata, né un’imprudenza durante i colpi: a tradirli è stato proprio quel lusso che rincorrevano. Braccialetti preziosi, capi firmati e un flusso di spese incompatibile con i loro redditi dichiarati hanno attirato l’attenzione della Squadra Mobile di Bologna, che da giorni monitorava i loro spostamenti incrociando telecamere cittadine, celle telefoniche e testimonianze delle vittime. Una caccia tesa, durata notti intere, che si è conclusa in un appartamento preso in affitto per poche settimane nella periferia est della città.Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, il trio aveva affinato una tecnica tanto semplice quanto efficace: individuare la vittima, seguirla a distanza fino a un punto isolato, strapparle dal polso il Rolex — spesso con violenza — e scomparire nel traffico con una rapidità studiata nei minimi dettagli. Colpi da professionisti, consumati in pochi secondi, che avevano generato sconcerto tra i residenti e timore negli esercenti. Non si trattava, infatti, di ladruncoli improvvisati: erano giovani cresciuti nei quartieri difficili di Napoli, dove la microcriminalità si mescola alla logica dei clan e dove l’esibizione del lusso, spesso ostentato sui social, diventa un codice di appartenenza e potere. Proprio questa smania di apparire ha alimentato la loro rovina: foto, movimenti sospetti, acquisti esosi. Tutto tracciato, tutto riconducibile a loro. Gli investigatori li hanno osservati, seguiti, pedinati fino al blitz definitivo, scattato quando stavano per lasciare Bologna per rientrare a Napoli con un bottino già rivenduto attraverso canali del riciclaggio. Ora i tre sono in carcere, accusati di rapina aggravata, ricettazione e resistenza. Il sequestro del loro “quartier generale” ha permesso di recuperare diversi telefoni, capi di abbigliamento usati durante i colpi e documenti utili a risalire alla rete di appoggi tra Napoli e Bologna. Un tassello importante in un fenomeno criminale ormai diffuso: le “paranze” che dal Sud si spostano al Nord per colpire dove meno ci si aspetta. È un segno dei tempi, un indicatore di una criminalità fluida, capace di muoversi rapidamente e di sfuggire ai confini tradizionali.

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