domenica, Dicembre 14, 2025
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Napoli, litiga in casa durante i domiciliari e fugge: “Meglio il carcere”. 54enne evade e si consegna ai carabinieri

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Una lite domestica, l’ennesima secondo quanto ricostruito dagli investigatori, è stata la scintilla che ha spinto un uomo di 54 anni, ai domiciliari per reati contro il patrimonio, a evadere dalla propria abitazione nel quartiere napoletano di Secondigliano pronunciando una frase destinata a diventare il simbolo paradossale della vicenda: “Meglio il carcere”. È quanto emerge dal rapporto dei carabinieri, intervenuti dopo la segnalazione di un vicino che aveva udito urla e rumori provenire dall’appartamento dove l’uomo stava scontando la misura cautelare. Quando la pattuglia è arrivata sul posto, il 54enne non era più in casa: si era allontanato a piedi, senza autorizzazione, in piena violazione delle prescrizioni. Dopo poco più di venti minuti, però, l’uomo si è presentato direttamente alla stazione dei carabinieri di zona, bussando al citofono e chiedendo di essere accompagnato in carcere. Agli agenti ha spiegato di non riuscire più a sostenere la convivenza forzata con alcuni familiari con i quali i rapporti erano diventati ormai ingestibili, tanto da preferire la detenzione in cella pur di allontanarsi da quel contesto. I militari, verificata l’evasione, lo hanno dichiarato in arresto e trattenuto in attesa delle decisioni dell’autorità giudiziaria, che ora dovrà valutare un possibile aggravamento della misura: l’uomo potrebbe passare dai domiciliari al carcere, proprio come da lui richiesto nel momento di massima esasperazione. La vicenda, surreale nei toni ma seria nelle conseguenze, mette in luce uno dei nodi frequentemente segnalati dalle forze dell’ordine: la difficoltà di gestire la convivenza domestica durante gli arresti domiciliari, soprattutto quando il nucleo familiare è già fragile o segnato da conflittualità pregresse. Non di rado, spiegano gli operatori, le tensioni esplodono proprio perché l’imposizione di vivere “bloccati” nelle stesse stanze per mesi o anni fa da detonatore a problemi latenti, peggiorando situazioni già complicate. In questo caso particolare, i carabinieri hanno rilevato che l’uomo era già stato protagonista di discussioni accese nei giorni precedenti; discussioni che, secondo alcune testimonianze raccolte sul posto, erano diventate una routine quotidiana, con urla, accuse reciproche e continui richiami all’ordine. Il 54enne, di fronte all’ennesima lite, avrebbe deciso di uscire di casa sbattendo la porta e recandosi direttamente alla caserma. Per l’autorità giudiziaria, tuttavia, non si tratta di un gesto “volontario” da interpretare con leggerezza: l’evasione rimane un reato consumato, a prescindere dalle motivazioni personali, e dovrà essere valutata secondo i termini di legge. L’episodio diventa così un altro tassello dell’intricata realtà quotidiana che spesso accompagna le misure alternative alla detenzione, dove le dinamiche familiari possono trasformarsi in fattori di rischio, rendendo più difficile per chi è ristretto rispettare le regole e portare avanti un percorso di recupero. Ora l’uomo resta in attesa delle decisioni del giudice, ma il suo destino sembra già segnato: quelle mura carcerarie che invocava per disperazione potrebbero davvero diventare la sua nuova dimora.

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