Il legale ricostruisce la dinamica della rapina al Crédit Agricole di piazza Medaglie d’Oro. Indagini concentrate sul tunnel sotterraneo e sulla fuga attraverso i condotti fognari.

Un racconto che apre nuovi scenari
La voce dell’avvocato rompe il silenzio che, da giorni, avvolge la rapina messa a segno dalla banda del buco nel cuore del Vomero. Il legale di uno dei sospettati parla di un’azione “studiata, calibrata, quasi ingegneristica”, restituendo un quadro che conferma la natura altamente professionale del gruppo entrato in azione nella filiale Crédit Agricole di piazza Medaglie d’Oro.
Secondo la sua ricostruzione, non si sarebbe trattato di un colpo improvvisato, ma di un piano preparato con metodo, conoscenze tecniche e una divisione dei ruoli che ricorda le operazioni dei gruppi criminali più strutturati.
Due squadre, un’unica regia
Gli investigatori e ora anche il racconto del legalen convergono su un punto: la banda avrebbe agito su due livelli.
– Il primo gruppo, tre uomini entrati dall’ingresso principale, ha gestito ostaggi e personale, mantenendo un atteggiamento sorprendentemente controllato.
– Il secondo gruppo, composto da 6 a 9 persone, ha raggiunto il caveau dal sottosuolo, sfruttando cunicoli e condotte fognarie scavate e mappate nelle settimane precedenti.
Una doppia manovra che ha permesso ai “tecnici” di lavorare indisturbati per oltre un’ora, mentre all’esterno la tensione cresceva e la zona veniva isolata dalle forze dell’ordine.
Il legale: “Non violenti, ma organizzati”
L’avvocato insiste su un punto: i suoi assistiti non avrebbero avuto intenzioni violente.
Secondo la sua versione, le armi sarebbero state sceniche, le tute da corrieri un modo per confondersi, e il comportamento verso gli ostaggi “controllato, mai aggressivo”.
Una narrazione che, se da un lato tenta di alleggerire la posizione degli indagati, dall’altro conferma la presenza di figure specializzate: scavatori esperti, basisti con accesso a mappe e orari, rapinatori addestrati a gestire la pressione.
La fuga nel ventre della città
Dopo aver aperto decine di cassette di sicurezza, la banda è scomparsa così come era arrivata: nel sottosuolo.
Gli investigatori hanno trovato attrezzi, tute, torce e parte dell’attrezzatura usata per il tunnel. Il bottino, ancora in fase di quantificazione, potrebbe essere molto









