giovedì, Gennaio 15, 2026
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NAPOLI, PAURA ALL’ARENACCIA: CROLLA UN VECCHIO MURO

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Momenti di terrore ieri mattina all’Arenaccia, nel cuore popolare di Napoli, dove un vecchio muro in tufo, parte di una struttura privata inutilizzata da anni, è improvvisamente crollato finendo per travolgere una donna che in quel momento stava transitando lungo il marciapiede. L’incidente è avvenuto poco dopo le 10, in una strada quotidianamente attraversata da residenti, studenti e lavoratori. La vittima, una 54enne del quartiere, è stata colpita in pieno da una pioggia di calcinacci e blocchi di pietra che si sono staccati senza alcun preavviso. Le sue condizioni sono apparse subito serie: l’impatto le ha provocato traumi al capo e alle gambe, e solo il tempestivo intervento dei commercianti della zona, che hanno chiamato immediatamente i soccorsi, ha evitato il peggio. Trasportata d’urgenza all’Ospedale del Mare, la donna è stata ricoverata per accertamenti: non sarebbe in pericolo di vita, ma le ferite riportate richiederanno giorni di cure e riabilitazione. Sul posto sono intervenuti Polizia Municipale, Vigili del Fuoco e tecnici comunali, che hanno immediatamente transennato l’area e verificato le condizioni di stabilità delle strutture circostanti. Dai primi accertamenti è emerso che quel muro, un residuo di un vecchio corpo di fabbrica mai completamente demolito, era da tempo oggetto delle segnalazioni dei residenti che, più volte, avevano denunciato crepe evidenti e distacchi di materiale. Segnalazioni rimaste, purtroppo, senza un reale intervento di messa in sicurezza. Il crollo — improvviso ma annunciato — riaccende così i riflettori sullo stato spesso precario del patrimonio edilizio napoletano, soprattutto in quartieri storici dove coesistono edifici vetusti, mancata manutenzione e un susseguirsi di proprietà frammentate che rallenta qualsiasi intervento strutturale. Non si tratta di un caso isolato: negli ultimi anni diversi crolli, piccoli e grandi, hanno interessato la città, ricordando quanto fragile sia l’equilibrio tra storia e incuria. A colpire è la casualità drammatica dell’episodio. Se fosse accaduto un’ora prima, in pieno orario scolastico, o un’ora dopo, durante il picco del traffico pedonale, oggi probabilmente parleremmo di una tragedia molto più grave. Per questo la Procura ha aperto un fascicolo per accertare responsabilità e omissioni, mentre il Comune ha disposto controlli più capillari sugli edifici nelle aree limitrofe. Da garante dei detenuti della provincia di Caserta, pur operando in un ambito diverso, non posso non soffermarmi su un elemento che unisce tutte le fragilità del nostro territorio: l’abbandono. L’abbandono delle periferie, delle strutture, delle persone. Ogni crollo, ogni ferita inferta alla città, racconta la stessa storia: ciò che non si cura si sgretola, ciò che non si ascolta prima o poi si rompe. E così come nel mondo penitenziario la mancanza di manutenzione — dei luoghi e delle relazioni — genera fratture profonde, nelle nostre strade la trascuratezza diventa pericolo concreto. La sicurezza non è mai solo un tema tecnico: è un atto di responsabilità collettiva. E una città che vuole crescere non può permettersi di aspettare il prossimo crollo per ricordarsene.

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