giovedì, Maggio 21, 2026
HomePoliticaNAPOLI, SVOLTA IN CARCERE: SANITÀ SPECIALISTICA NEI PENITENZIARI, FIRMATO IL PROTOCOLLO CHE...

NAPOLI, SVOLTA IN CARCERE: SANITÀ SPECIALISTICA NEI PENITENZIARI, FIRMATO IL PROTOCOLLO CHE SCOPERCHIA ANNI DI CARENZE

MORVRAN.COM
ArtesTV

NAPOLI – Non è un atto burocratico, non è una firma di circostanza, è uno scossone, netto, diretto, che parte dalla Procura Generale e arriva dritto dentro le celle, dentro quei corridoi dove troppo spesso la parola “sanità” resta sospesa, incompleta, oggi invece prende forma, sostanza, perché negli uffici della Procura Generale di Napoli viene sottoscritto un protocollo che mette insieme istituzioni e volontariato qualificato, Procura, ASL Napoli 1 Centro, Associazione con i Fatebenefratelli per i Malati Lontani – AFMAL APS, una triangolazione operativa che punta dritta a un obiettivo preciso, potenziare l’assistenza sanitaria specialistica per la popolazione detenuta, e il dato è chiaro, evidente, non più rinviabile, perché il carcere non è solo luogo di pena, è spazio di diritti, o almeno dovrebbe esserlo, e proprio su questo crinale si gioca tutta la partita, tra principio e realtà, tra norma e quotidianità, tra ciò che è scritto e ciò che accade davvero dietro le sbarre, e allora il protocollo diventa qualcosa di più di un documento, diventa risposta a una criticità strutturale emersa senza più alibi, senza più possibilità di essere ignorata, la difficoltà cronica, sistemica, di garantire cure specialistiche adeguate ai detenuti, un problema che si trascina da anni, che pesa, che incide sulla dignità delle persone, e che oggi viene messo nero su bianco come emergenza concreta, reale, urgente, e non è un caso che tutto nasca da un percorso di ascolto, confronto, analisi, promosso proprio dalla Procura Generale, che decide di non restare spettatrice ma di assumere un ruolo attivo, di impulso, di coordinamento, aprendo un tavolo tematico che ha fatto emergere ciò che molti sapevano ma pochi dicevano con forza, la sanità in carcere fatica, arranca, non riesce a coprire il fabbisogno, soprattutto quando si parla di prestazioni specialistiche, e allora arriva l’appello, pubblico, diretto, quasi una chiamata alle armi rivolta ai professionisti della sanità, medici, specialisti, operatori, a mettere competenze e tempo al servizio di una realtà marginale, spesso invisibile, spesso dimenticata, e la risposta c’è stata, concreta, tangibile, ed è proprio questo protocollo, che oggi prende forma e sostanza, mettendo insieme il livello istituzionale e quello del volontariato strutturato, creando un modello che prova a colmare un vuoto pesante, a ridurre una distanza che negli anni si è allargata tra diritto alla salute e sua effettiva esigibilità in ambito penitenziario, e mentre le firme scorrono sui documenti la sensazione è chiara, si sta tentando un cambio di passo, una discontinuità, un segnale che non può restare isolato, perché la sfida vera comincia adesso, nell’attuazione, nella capacità di trasformare le intenzioni in prestazioni, le parole in visite, diagnosi, cure, perché è lì, nella pratica quotidiana, che si misurerà la tenuta di questo accordo, e Napoli diventa laboratorio, banco di prova, un territorio dove si prova a riscrivere una parte delicata del sistema penitenziario, quella che riguarda la salute, diritto fondamentale, non negoziabile, eppure troppo spesso compresso, e allora questo protocollo pesa, eccome se pesa, perché accende i riflettori, rompe il silenzio, mette tutti davanti a una responsabilità, istituzioni, sanità, società civile, nessuno escluso, perché il carcere non può più essere zona d’ombra, non può più essere luogo dove i diritti si affievoliscono, e questa firma, oggi, segna un punto, forse un inizio, sicuramente un passaggio che non potrà essere ignorato.

RELATED ARTICLES

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Eventi in programma

ULTIME 24 ORE