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Nautica italiana: il mare che scrive la sua storia al 65° Salone di Genova

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Genova non è solo il porto che guarda l’orizzonte, ma la culla di un racconto economico che oggi parla di primati, sfide e di un’Italia che si conferma protagonista assoluta nel mondo. Al 65° Salone Nautico Internazionale, la presentazione del report “Nautica in Cifre – LOG” ha acceso i riflettori su un settore che non conosce crisi d’identità: 8,6 miliardi di fatturato nel 2024, un record che racconta l’ingegno, la resilienza e l’eleganza di una filiera che porta il Made in Italy sulle onde di tutti i continenti.

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I numeri parlano chiaro: mentre la fascia alta e i superyacht volano consolidando una leadership indiscussa, la piccola nautica paga il prezzo di un contesto complesso – stock elevati, tensioni geopolitiche, burocrazia interna. Lo ha sottolineato con lucidità Piero Formenti, presidente di Confindustria Nautica: «Abbiamo raggiunto un massimo storico. L’alto di gamma traina il comparto, ma la piccola industria soffre un calo del -10%». A ribadire la necessità di leggere tra le righe è stato Stefano Pagani Isnardi, direttore dell’Ufficio Studi: «Il 2025 si annuncia sfidante. Eppure i segnali di ripresa potrebbero arrivare già con il biennio 2026/2027, grazie a nuovi modelli e a una domanda che si sta raffinando».

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Il dato più eloquente? Oltre il 70% del fatturato è generato all’estero. L’Italia non solo costruisce barche, costruisce immaginario, lusso ed esperienza. Il Global Order Book 2024 è inequivocabile: un superyacht su due al mondo porta la firma italiana. Non un dettaglio, ma un sigillo di leadership che posiziona il nostro Paese al vertice assoluto.E i benefici sono concreti: 7,4 miliardi di contributo al PIL e 31.480 addetti. Un settore che non solo naviga, ma traina intere comunità produttive. Il Salone Nautico non è una semplice esposizione: è la bussola di un comparto che misura qui la sua forza di attrazione globale. È il palcoscenico dove il design incontra l’innovazione, dove gli armatori scelgono di investire e dove il “saper fare italiano” diventa promessa di affidabilità e sogno realizzato.

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La nautica italiana non è soltanto un’industria: è cultura, stile, capacità di trasformare l’acqua in bellezza e l’impresa in orgoglio nazionale. Mentre il mondo affronta incertezze economiche, i nostri cantieri dimostrano che passione, ricerca e internazionalizzazione possono fare dell’Italia non un attore, ma il regista principale del panorama globale. Il 65° Salone Nautico non celebra solo dei dati: celebra una visione di futuro, in cui il mare è il filo conduttore di una nazione che si riconosce nei suoi successi e che sa parlare al mondo con voce autorevole. E in questa voce, oggi più che mai, c’è il racconto di un’Italia che non galleggia: guida la rotta.

Italy’s Boating Glory: Records at the Top, Struggles Below

At the Genoa Boat Show, the figures dazzled: €8.6 billion in revenue, record-breaking growth, and one in every two superyachts worldwide built in Italian yards. The headlines paint a triumphant picture  but beneath the surface, the reality is more turbulent.

This is an industry divided. The giants of luxury sail ahead, securing global prestige, while small and medium-sized boatbuilders the lifeblood of Italy’s maritime tradition  are left behind, strangled by bureaucracy, stockpiles and a fragile economy. Italy’s pride in leading the global superyacht market is undeniable. Yet what does leadership mean if the foundations are crumbling? The success of a few should not obscure the struggles of many. The Genoa Boat Show is a celebration of excellence, yes but it is also a mirror reflecting the contradictions of a country that excels in exporting dreams while risking the neglect of its own grassroots. Without support for the smaller yards, the record numbers are little more than a façade of luxury on unstable waters.

Opinione di Simona Carannante

I numeri diffusi al 65° Salone Nautico di Genova non lasciano dubbi: l’Italia è la prima potenza mondiale nella cantieristica da diporto. Un primato che dovrebbe renderci orgogliosi. Ma dietro il luccichio dei superyacht e delle cifre da record, c’è un’Italia che rischia di restare a galla a fatica. Perché se è vero che i colossi del lusso navigano sicuri, trainando export e immagine internazionale, la piccola nautica sta affondando tra burocrazia, scorte invendute e mercati paralizzati. E qui sta la contraddizione più amara: un Paese che sa primeggiare nei mari del mondo, ma non riesce a garantire condizioni minime di sopravvivenza al proprio tessuto diffuso di imprese. Non basta esultare per il 50% dei superyacht globali costruiti in Italia. Non basta vantarsi di un +7,5% di export. Il successo non può essere misurato solo in vetta: va misurato anche nella base, tra quei cantieri medio-piccoli che incarnano la tradizione, il lavoro silenzioso, la vera spina dorsale di un settore che oggi rischia una frattura insanabile. E allora sì, celebriamo il genio italiano, ma con onestà: un’industria che cresce a doppia velocità è un’industria squilibrata. Non possiamo continuare a parlare di leadership globale mentre un intero comparto annaspa senza ossigeno. Se davvero vogliamo che la nautica italiana sia il simbolo di un Paese moderno e competitivo, serve una scelta politica coraggiosa: semplificare, sostenere e investire laddove il mercato non basta. Perché i superyacht fanno notizia, ma sono le piccole imprese a fare futuro.

Opinion  Simona Carannante

Italy is celebrating once again. At the Genoa Boat Show, the figures spark headlines: €8.6 billion in revenue, a record-breaking year, and one out of every two superyachts in the world built in Italia shipyards. It sounds triumphant. But beneath the surface, the picture is far less flattering. The reality is a two-speed industry. Luxury giants are thriving, yet small and medium-sized boatbuilders the very heart of Italy’s maritime tradition are drowning in bureaucracy, unsold stock and shrinking confidence. We applaud the global dominance of our superyachts, while ignoring the fact that many local businesses can barely keep afloat. This is the contradiction: a nation hailed as the world’s leader in boating cannot manage to defend its own grassroots industry. If the future is to be sustainable, Italy must stop using export numbers as a smokescreen and confront the imbalance within. Because true leadership is not just about dazzling the world with billion-euro yachts. It is about ensuring that every craftsman, every small yard, every worker has the chance to survive. Without them, our nautical “miracle” is nothing more than a luxury façade.

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