
Inviato Ivar BAZZANI
C’è un’alchimia quasi sacrale che avvolge i campi in terra battuta del Tennis Club Cagliari, immersi nella macchia mediterranea di Monte Urpinu. Tra quelle recinzioni, dove la polvere laterizia s’innalza a ogni scivolata come incenso pagano, sbarca la Summer Cup, la competizione a squadre Under 18 che negli annali ha fatto da battezzatorio agonistico per divinità della racchetta del calibro di Rafael Nadal e Novak Djokovic. Un viatico prestigioso, una forgia di talenti dove la gioventù non è mero dato anagrafico, bensì impazienza di misurarsi con la storia. In questo scampolo d’estate, il capoluogo sardo si tramuta nel baricentro del tennis continentale di domani. A contendersi il lasciapassare per la fase finale non sono semplici delegazioni, ma veri e propri vivai d’eccellenza: oltre ai padroni di casa dell’Italia, sfilano sulla terra rossa le compagini di Spagna, Grecia, Polonia, e i minuscoli quanto agguerriti principati di Andorra e Monaco. Sei nazionalità, un solo miraggio tra le corde delle racchette. Oltre il tecnicismo dei colpi, il sibilo dei top-spin esasperati, lo stridore delle suole che cercano aderenza, la traiettoria millimetrica del servizio, batte un cuore squisitamente umano. Negli sguardi di questi atleti adolescenti si scorge un coacervo irripetibile di emozioni: l’orgoglio trepidante di indossare i colori della propria patria e, insieme, la sottile vertigine di calpestare le medesime mattonelle dove le leggende, prima di diventare icone, provavano l’angoscia del punto decisivo. Ogni scambio diventa un’ostinata perorazione del proprio talento; ogni spugnata sulla fronte, un momento di raccoglimento intimo per domare il batticuore. Tra l’ombra pinetale del parco circostante e la contesa incandescente dei rettangoli di gioco, Cagliari non ospita semplicemente una rassegna giovanile: spalanca le porte del proprio tempio sportivo per intercettare il primo vagito dei campioni che verranno, mentre il pubblico di Monte Urpinu osserva incantato, cercando di indovinare quale di questi sguardi possiede già il fuoco dell’immortalità.









