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Ogni visita è un passo verso la giustizia che sa di umiltà: l’impegno del Garante dei detenuti Don Salvatore Saggiomo nella Provincia di Caserta

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Nel silenzio spesso dimenticato delle carceri, dove la parola “diritto” rischia di spegnersi tra le mura dell’indifferenza, la figura del Garante dei detenuti rappresenta un presidio di umanità e di legalità. A Caserta questo ruolo trova un volto e una voce in don Salvatore Saggiomo, sacerdote, filosofo, teologo e da anni impegnato nella difesa della dignità umana dei detenuti e delle loro famiglie. Ogni sua visita negli istituti di pena non è soltanto un atto formale, ma un segno concreto di vicinanza, ascolto e responsabilità civile.“Ogni visita è un passo verso la giustizia che sa di umiltà” — ama ripetere don Saggiomo, sottolineando che la giustizia non può ridursi a un freddo esercizio di norme, ma deve tradursi in un percorso di riconciliazione e di riscatto personale. La sua azione, improntata a una pastorale sociale fatta di discrezione e fermezza, si distingue per la capacità di entrare nei luoghi più difficili — come il carcere di Santa Maria Capua Vetere o le sezioni di alta sicurezza di Carinola — non con l’arroganza dell’autorità, ma con la forza mite della presenza.Durante le sue visite istituzionali, don Saggiomo incontra detenuti, operatori, educatori, agenti di polizia penitenziaria e dirigenti, ponendo al centro la persona e la sua storia, non il reato. Promuove momenti di confronto, di formazione e di ascolto, ma anche interventi mirati a migliorare le condizioni di vita detentiva: dall’accesso alle cure sanitarie alla valorizzazione del lavoro, dallo studio alla cultura come strumento di rinascita.Negli ultimi mesi, l’attività del Garante ha visto l’avvio di nuovi protocolli di collaborazione con enti locali, associazioni e scuole, nella convinzione che il carcere non sia un mondo a parte ma uno specchio della società. Il suo impegno si muove su più livelli: tutela giuridica, attenzione psicologica, reinserimento sociale, promozione della legalità nelle comunità. Il suo sguardo, tuttavia, resta sempre evangelico: quello di chi vede nell’uomo detenuto non solo un colpevole, ma un figlio di Dio che attende riscatto e misericordia.Non è un caso che molte delle sue iniziative abbiano un forte valore simbolico: incontri letterari, laboratori artistici, celebrazioni religiose e momenti pubblici di riflessione. Ogni gesto diventa un tassello nella costruzione di una “giustizia dal volto umano”, dove la punizione non esclude mai la speranza.La missione del Garante dei detenuti della Provincia di Caserta, così come la interpreta don Saggiomo, non è quella di difendere l’errore, ma di ricordare il diritto di ogni persona a non essere dimenticata. In un tempo in cui la società sembra chiudere gli occhi su chi è ai margini, la sua voce si leva come un richiamo profondo alla coscienza civile: “La giustizia non è completa se non sa farsi misericordia”.In fondo, ogni sua visita istituzionale racchiude questo messaggio: la vera rieducazione non nasce dalla paura, ma dall’incontro tra la fragilità e la fiducia. È qui che il lavoro di don Saggiomo assume un valore non solo istituzionale, ma spirituale e culturale. È qui che la Provincia di Caserta mostra un volto nuovo, capace di coniugare legalità e compassione, rigore e umanità, nella convinzione che solo una giustizia che sa di umiltà può davvero essere chiamata giustizia giusta.

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