domenica, Marzo 15, 2026
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Olimpiadi nel mirino, la premier Meloni attacca: “Chi protesta è nemico dell’Italia”. Crosetto denuncia: “Agenti presi a calci due volte”

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Le parole pronunciate dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni accendono il dibattito politico e sociale attorno alle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026. Intervenendo sul tema delle recenti manifestazioni di protesta, la premier ha usato toni durissimi, definendo “nemico dell’Italia” chi scende in piazza contro l’evento olimpico. Un’affermazione che ha immediatamente diviso l’opinione pubblica, alimentando una discussione che va ben oltre lo sport e tocca i nervi scoperti del Paese: ordine pubblico, identità nazionale e gestione del dissenso.

Secondo Meloni, le Olimpiadi rappresentano un’occasione storica per l’Italia, non solo dal punto di vista sportivo, ma anche economico, infrastrutturale e d’immagine internazionale. Un appuntamento che, a suo dire, richiede unità e responsabilità, non contestazioni violente o strumentali. Le proteste, in particolare quelle sfociate in scontri con le forze dell’ordine, vengono lette come un attacco diretto allo Stato e a un progetto che dovrebbe appartenere a tutti gli italiani. A rafforzare la linea del governo è intervenuto anche il ministro della Difesa Guido Crosetto, che ha puntato l’attenzione su quanto accaduto durante alcune manifestazioni, parlando apertamente di agenti “presi a calci dai violenti e poi dallo Stato”. Un’espressione forte, che denuncia non solo le aggressioni subite dalle forze dell’ordine, ma anche una presunta mancanza di tutela istituzionale nei loro confronti. Crosetto ha sottolineato come uomini e donne in divisa vengano spesso lasciati soli, chiamati a garantire sicurezza in contesti complessi e poi esposti a critiche, procedimenti e delegittimazione. Il messaggio che arriva dall’esecutivo è chiaro: non verrà tollerata alcuna forma di violenza mascherata da protesta. La distinzione, ribadita più volte, è tra il diritto legittimo a manifestare e le azioni che degenerano in scontri, danneggiamenti e aggressioni. In questo senso, le Olimpiadi diventano il simbolo di una sfida più ampia: quella tra uno Stato che rivendica il diritto di difendere i propri progetti strategici e gruppi che contestano costi, impatto ambientale e scelte politiche. Le opposizioni, nel frattempo, accusano il governo di usare toni eccessivi e di criminalizzare il dissenso, mentre una parte della società civile teme che il tema della sicurezza venga utilizzato per comprimere spazi democratici. Il confronto resta aperto e acceso, con Milano-Cortina 2026 che, a poco più di un anno dall’inizio dei Giochi, si conferma non solo un grande evento sportivo, ma anche un banco di prova politico e sociale per l’Italia. In un clima già teso, le parole di Meloni e Crosetto segnano una linea netta: per il governo, le Olimpiadi non sono negoziabili. Difenderle significa difendere l’immagine del Paese, le istituzioni e chi ogni giorno è chiamato a far rispettare le regole, anche a costo di finire nel mezzo di uno scontro che va ben oltre una manifestazione di piazza.

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