martedì, Ottobre 6, 2026
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Oltre i confini del lusso e della scena: viaggio nell’anima poliedrica di Giosue Gilberto Di Molfetta, tra i fasti di Hollywood, il cuore del Salento e la penna vibrante di Artés TV

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Certe esistenze non si accontentano di occupare un unico spazio geografico o professionale; assomigliano piuttosto a un’opera d’arte in progressiva stratificazione, dove ogni tessera cromatica svela una sfumatura inattesa. È questa la sensazione che avvolge chi si accosta alla parabola umana e artistica di Giosue Gilberto Di Molfetta, figura d’eccezione che attraversa con nonchalance regale i salotti dorati di Montecarlo, le luci implacabili e affascinanti di Hollywood, le geometrie brulle e luminose del Salento e le sponde digitali dell’informazione culturale. Non un semplice professionista dell’accoglienza di altissimo profilo, ma un vero e proprio ambasciatore errante dell’eccellenza italiana, capace di indossare con la medesima disinvoltura la giacca impeccabile da Maître D’Hôtel, i panni drammatici del protagonista cinematografico, la responsabilità istituzionale alla guida della Comunità Italiana nel Mondo e la vivace perspicacia del brillante collaboratore di Artés TV. Attraverso le sue parole, raccolte in un’intervista esclusiva che profuma di terra, passione e palcoscenico, esploriamo l’alchimia segreta di un riscatto che sa di cinema e di autenticità.

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D: Giosue Gilberto Di Molfetta, oggi il suo nome evoca un mosaico di ruoli prestigiosi: Maître D’Hôtel di lusso con oltre vent’anni di esperienza, attore protagonista nel film hollywoodiano “Dagli Stracci alla Ricchezza” firmato da James Moran, presidente dell’Associazione Comunità Italiana nel Mondo e preziosa firma quale attivo collaboratore della testata Artés TV. Come si conciliano anime così diverse in un’unica traiettoria esistenziale?

R: Non si tratta di compartimenti stagni, bensì di vasi comunicanti che alimentano la medesima linfa vitale. Il mio lavoro quotidiano, così come l’impegno giornalistico e culturale che porto avanti con orgoglio sulle pagine di Artés TV, nasce dalla stessa urgenza profonda: l’ascolto, la cura del dettaglio e la valorizzazione della bellezza in tutte le sue declinazioni. Essere un Maître significa fare regia invisibile in una sala da pranzo; interpretare un ruolo a Hollywood significa dare corpo a una storia di riscatto; raccontare l’arte e il territorio su Artés TV significa farsi megafono di un’identità che non vuole smarrirsi. Tutto ruota attorno a un unico fulcro: la dignità del gesto e la centralità dell’essere umano.

D: Dal tacco d’Italia fino ai fasti di Los Angeles e alle sale dorate del Principato di Monaco. Qual è il filo rosso che lega le sue radici pugliesi – tra Alezio e Canosa di Puglia – ai grandi palcoscenici internazionali?

R: Il filo rosso è l’orgoglio dell’appartenenza unito a una dedizione totale al lavoro. Quando James Moran mi ha scelto come protagonista per la sua pellicola hollywoodiana, non cercava un attore accademico nel senso convenzionale, ma la verità viscerale di chi ha servito, ascoltato e accolto per una vita intera tra i tavoli dell’alta ristorazione. Portare il Salento nel mondo, che sia a South Pasadena con Visionarium Live Italian, a Montecarlo a Palazzo del Principe Alberto, o attraverso le collaborazioni con l’artista RéMôi e il progetto AMA Gallipoli, significa esportare uno standard etico prima ancora che estetico. È l’arte dell’accoglienza elevata a filosofia di vita.

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D: Un percorso eclettico che trova una cassa di risonanza privilegiata anche nella sua attività giornalistica e di divulgazione culturale, in particolare attraverso la prestigiosa collaborazione con Artés TV. Quanto è importante oggi raccontare l’arte, l’enogastronomia e il Made in Italy con una voce diretta e appassionata?

R: È fondamentale, direi vitale. Scrivere e collaborare con una realtà dinamica come Artés TV mi permette di non subire passivamente la contemporaneità, ma di interpretarla da protagonista. Il giornalismo culturale e la critica d’arte non sono esercizi accademici distanti, ma strumenti di connessione sociale. Quando racconto l’incontro tra l’arte contemporanea di RéMôi (www.remo.art) e l’alta ospitalità salentina, sto tracciando una mappa valoriale. Il pubblico oggi ha sete di verità, di storie autentiche che sappiano coniugare la memoria delle tradizioni con la proiezione internazionale.

D: Guardando al futuro e ai prossimi traguardi, quali scenari si aprono tra AMA Gallipoli, il portale www.remo.art e i nuovi orizzonti istituzionali?

R: Stiamo edificando un ponte permanente e strutturato tra il Salento, Monaco e la California. AMA Gallipoli si candida a diventare il crocevia definitivo tra la contemporaneità artistica e l’ospitalità d’eccellenza. Con www.remo.art e la sensibilità visionaria di RéMôi continueremo a esplorare quel territorio di confine in cui la materia si fa emozione pura, proprio come accade in una grande cucina o su un set cinematografico. La sfida è continuare a stupire senza mai tradire le proprie origini, dimostrando che la grandezza dell’Italia risiede nella sua inesauribile capacità di rigenerarsi attraverso la bellezza.

 

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