Spiagge negate e lidi invadenti: comodo incolpare solo i balneari, ma chi doveva controllare dov’era?
Ogni estate esplode puntuale la polemica sulla progressiva scomparsa delle spiagge libere, saturate da file interminabili di ombrelloni, lettini a perdita d’occhio e recinzioni che trasformano il litorale pubblico in un club privato. Nel mirino dei media, dell’opinione pubblica e dei social finiscono costantemente e quasi esclusivamente loro: i concessionari balneari. Una narrazione semplificata che identifica un unico colpevole, dimenticando comodamente il quadro generale e la vera catena delle responsabilità.
Incolpare soltanto i titolari delle concessioni è un esercizio fin troppo facile. Certamente, tra chi gestisce i lidi non mancano casi di prepotenza o di palese violazione delle regole, ma concentrare l’attenzione esclusivamente sui privati significa ignorare volutamente l’inerzia di chi quegli spazi dovrebbe tutelarli e regolamentarli per legge.
L’assenza delle Istituzioni e dei Controlli
La gestione delle coste non è una giungla priva di regole; al contrario, è disciplinata da precise ordinanze balneari, regolamenti comunali e leggi regionali. Se un lido occupa metri di spiaggia oltre il consentito, se ostacola l’accesso gratuito alla battigia o se trasforma una concessione temporanea in un feudo inaccessibile, la colpa non è solo di chi spinge sull’acceleratore dell’illegalità, ma di chi permette che ciò accada nel silenzio generale.
- Gli Enti Amministrativi e Politici: I Comuni e le Regioni firmano le concessioni, ne stabiliscono i criteri e ne definiscono i perimetri. Troppo spesso gli uffici tecnici e le giunte comunali hanno dimostrato una tolleranza ingiustificata verso gli sforamenti e le irregolarità, mancando nell’aggiornamento dei Piani Utilizzo Arenili (PUA) o garantendo deroghe che riducono le spiagge libere a strisce infinitesimali di sabbia.
- La Polizia Municipale e gli Organi di Controllo: Le norme sull’accesso al mare e i limiti di occupazione esistono già. Ciò che manca, troppo spesse volte, è la presenza costante della Polizia Locale sul territorio. Senza verifiche sul campo, sanzioni tempestive e controlli sistematici sulla misurazione delle concessioni, il rispetto della legalità viene affidato unicamente al “buonsenso” del privato.
Il silenzio delle Opposizioni
Nel dibattito sulle spiagge libere c’è un altro grande assente: la politica di opposizione all’interno dei Consigli Comunali. Invece di esercitare il proprio ruolo di controllo sull’operato delle giunte, formalizzare interrogazioni, richiedere verifiche trasparenti sulle concessioni ed esigere l’applicazione rigorosa dei regolamenti, l’opposizione spesso tace o si limita a proteste di facciata a mezzo stampa a fine stagione.
Dare tutta la colpa ai titolari dei lidi significa fermarsi alla superficie del problema. Fino a quando gli enti locali non torneranno a far rispettare le regole e chi deve controllare non inizierà a svolgere il proprio dovere con rigore, il diritto di tutti a fruire liberamente del mare continuerà a rimanere una promessa non mantenuta.
* Opinionista









