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Ospedale di Battipaglia, il dossier: pazienti trasferiti, sensori sulla struttura e milioni stanziati per la sicurezza

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di Raffaella Iannece Bonora

 

BATTIPAGLIA – Il Pronto soccorso continua a ricevere le emergenze, ma gran parte dell’ospedale “Santa Maria della Speranza” resta svuotata dai degenti e dalle attività programmate. Mentre i tecnici analizzano pilastri, calcestruzzo e strutture portanti, non esiste ancora una data ufficiale per il pieno ritorno alla normalità.
L’emergenza è iniziata domenica 2 agosto. Alle 19 l’ASL Salerno ha ricevuto la relazione preliminare dell’ingegnere incaricato, nella quale veniva segnalata la necessità di ispezionare le parti dell’edificio maggiormente sollecitate. Le verifiche erano state avviate dopo la comparsa di criticità nel reparto di Ostetricia. Poiché gli accertamenti non potevano essere eseguiti con i reparti in funzione, l’azienda sanitaria ha sospeso le attività programmate e predisposto il trasferimento precauzionale dei ricoverati.

Sei ore per svuotare i reparti

Le operazioni sono proseguite per tutta la notte e si sono concluse intorno alle 3 del mattino. Le diverse ricostruzioni parlano di un numero compreso tra circa 60 e 65 pazienti, trasferiti con ambulanze e automediche verso gli altri ospedali della rete aziendale. L’ASL ha comunicato che gli spostamenti si sono svolti senza particolari criticità e che gli interventi chirurgici già programmati saranno garantiti nelle strutture che hanno accolto i degenti.
I ricoverati sono stati distribuiti principalmente tra Eboli e Roccadaspide. In quest’ultimo presidio sarebbe stata riaperta la Lungodegenza per accogliere una quindicina di persone. Le pazienti di Ginecologia sono state indirizzate verso Polla, mentre la Terapia intensiva neonatale è stata trasferita all’“Umberto I” di Nocera Inferiore. Anche parte del personale di Battipaglia è stata riassegnata temporaneamente alle strutture riceventi per garantire la continuità delle cure.
Una disposizione d’urgenza della Direzione medica, citata dalla stampa locale con il protocollo ASLSA-0197865-2026, avrebbe previsto che medici, infermieri e operatori seguissero i rispettivi pazienti nei presìdi di destinazione. Eboli e Roccadaspide sarebbero stati invitati anche ad adeguare rapidamente le forniture di farmaci, vitto e biancheria necessarie per i nuovi ricoverati.

L’ospedale non è completamente chiuso

Nonostante lo svuotamento dei reparti, il presidio non è stato chiuso integralmente. Restano operativi il Pronto soccorso, la diagnostica radiologica, il laboratorio analisi e le consulenze specialistiche necessarie alla gestione delle emergenze.
Secondo la disposizione interna riportata dalle fonti locali, vengono mantenute le guardie chirurgica e rianimativa, cardiologica, pediatrica e ginecologica. I pazienti che necessitano di ricovero dopo l’accesso in Pronto soccorso vengono stabilizzati e successivamente trasferiti negli altri ospedali della rete.
Questa distinzione è importante: il “Santa Maria della Speranza” non è completamente inaccessibile, ma opera in una configurazione fortemente ridotta, concentrata sulle urgenze e priva delle normali attività di degenza e chirurgia programmata.

Un pilastro si sarebbe spostato di un centimetro

Il comunicato ufficiale dell’ASL parla genericamente della necessità di ispezionare le strutture maggiormente sollecitate e non indica né l’entità del presunto cedimento né una causa precisa.
Le ricostruzioni pubblicate da diverse testate locali riferiscono invece di uno slivellamento di circa un centimetro di un pilastro portante nella zona di Ostetricia e Ginecologia. Sarebbero state individuate crepe sulle pareti e sarebbe stato necessario rimuovere parte dei rivestimenti per verificare direttamente le condizioni del calcestruzzo.
Inoltre è trapelata la notizia dell’installazione di sensori millimetrici, destinati a registrare per circa venti giorni eventuali ulteriori movimenti. Da questa attività di monitoraggio deriverebbe l’ipotesi di una chiusura di almeno due o tre settimane. Tale durata, tuttavia, non risulta ancora formalizzata in un comunicato ufficiale dell’ASL: l’azienda sanitaria continua a subordinare l’eventuale riapertura all’esito degli accertamenti.

L’ipotesi della falda nel sottosuolo

Un’altra ricostruzione collega il movimento del pilastro alle condizioni del terreno sottostante. A circa 60 metri di profondità sarebbe presente una falda acquifera il cui abbassamento potrebbe aver modificato l’equilibrio del sottosuolo e favorito un cedimento differenziale delle fondazioni.
Anche questa, al momento, deve essere considerata un’ipotesi tecnica preliminare, non una causa definitivamente accertata. Il comunicato dell’ASL non attribuisce il problema al prosciugamento della falda e non risulta ancora pubblicata integralmente la relazione strutturale sulla quale è stata decisa l’evacuazione.
Gli accertamenti dovranno stabilire se il fenomeno riguardi un singolo elemento portante, una delle ali dell’edificio oppure un sistema più ampio di fondazioni e solai. Dovranno inoltre chiarire se sarà sufficiente un intervento localizzato di consolidamento o se sarà necessario interdire per un periodo più lungo una parte consistente del presidio.

I precedenti segnalati nell’ultimo anno

La criticità di agosto potrebbe non rappresentare un episodio completamente isolato. Ricostruzioni locali riferiscono di un cedimento della controsoffittatura o del solaio del Laboratorio analisi nell’agosto 2025 e di un nuovo problema nel reparto di Medicina nel luglio 2026, che avrebbe comportato il trasferimento di due pazienti e lavori di rinforzo.
Altre fonti parlano di due distinti cedimenti registrati nei giorni immediatamente precedenti all’evacuazione. Su questa cronologia manca però, al momento, una relazione tecnica pubblica dell’ASL che permetta di conoscere esattamente natura, localizzazione e gravità dei diversi episodi.
È proprio questo uno dei punti sui quali i sindacati chiedono chiarezza. La FISI ha domandato la pubblicazione della documentazione relativa ai collaudi statici, alla prevenzione incendi e alle verifiche manutentive eseguite negli ultimi anni. Il Nursind ha invece diffidato l’ASL, chiedendo un confronto urgente sui trasferimenti del personale, sulle condizioni di sicurezza e sui criteri utilizzati per la riorganizzazione dei reparti.

I milioni già previsti per l’adeguamento sismico

Un elemento poco evidenziato riguarda gli interventi già inseriti nella programmazione dell’ASL.
Un atto aziendale relativo alla Missione Salute del PNRR e al Piano nazionale complementare indica per il presidio di Battipaglia:

7.297.500 euro, oltre IVA, per l’adeguamento sismico del “Santa Maria della Speranza”;

6.457.500 euro, oltre IVA, per il cosiddetto “corpo volano”, cioè una struttura destinata a consentire lo spostamento temporaneo delle attività durante i lavori.

Un altro provvedimento dell’ASL documenta inoltre l’aggiudicazione, nel 2022, di lavori di adeguamento funzionale e normativo di alcuni reparti e servizi per 1.320.290 euro, oltre IVA.
La presenza di questi finanziamenti non dimostra che le criticità attuali fossero già conosciute né che gli interventi previsti riguardassero lo stesso pilastro o la stessa ala. Apre però una questione precisa: qual è lo stato di avanzamento dei progetti, quali parti dell’edificio dovevano interessare e quali verifiche statiche sono state effettuate durante la progettazione?

Il nuovo ospedale e il legame con la vecchia struttura

L’emergenza arriva pochi giorni dopo la conclusione favorevole della Conferenza dei servizi sul progetto del nuovo ospedale di Battipaglia. Il futuro presidio dovrebbe avere 152 posti letto, una piastra per le attività ad alta intensità, due torri per le degenze e un collegamento sotterraneo con l’edificio esistente.
Il progetto dettagliato prevede che alcune funzioni — tra cui laboratori, cucina, sterilizzazione e morgue — continuino a essere ospitate nell’attuale struttura, collegata al nuovo complesso mediante un tunnel. Il costo complessivo indicato per l’intervento è di circa 120 milioni di euro, con finanziamenti provenienti da programmi differenti.
Il Comune ha rilasciato il permesso di costruire nell’aprile 2026, mentre il progetto aveva già ottenuto il parere dei Vigili del Fuoco nel novembre 2025. Prima degli scavi dovranno inoltre essere eseguite indagini archeologiche stratigrafiche, come prescritto dalla Soprintendenza.
Il punto giornalisticamente più rilevante è proprio la sovrapposizione tra i due dossier: da una parte l’emergenza nell’edificio attuale, dall’altra un nuovo ospedale che dovrebbe comunque continuare a utilizzarne alcuni locali. Per questo la verifica sulla sicurezza del vecchio presidio non riguarda soltanto la possibile riapertura dei prossimi giorni, ma anche l’organizzazione sanitaria prevista per i prossimi anni.

Le domande ancora senza risposta

Restano da chiarire la data della prima segnalazione delle lesioni, l’esatto reparto nel quale si trova il pilastro interessato, il contenuto integrale della relazione dell’ingegnere, i risultati delle prime misurazioni dei sensori e l’eventuale coinvolgimento delle fondazioni.
Servono inoltre risposte sullo stato degli interventi finanziati per l’adeguamento sismico, sui collaudi eseguiti dopo i precedenti lavori, sulla durata dei trasferimenti e sul destino del personale temporaneamente assegnato agli altri ospedali.
Fino alla pubblicazione della relazione tecnica conclusiva non è possibile stabilire se il “Santa Maria della Speranza” potrà riaprire completamente in poche settimane o se sarà necessario un intervento strutturale più esteso. La certezza, per ora, è che l’ospedale più importante della Piana del Sele sta continuando a funzionare soltanto per le emergenze, mentre una parte rilevante dell’assistenza è stata distribuita su quattro diversi presìdi provinciali.

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