martedì, Ottobre 6, 2026
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Pantheon catodico e sipari di velluto: Saxa Rubra intitola uno studio al superbo patriarca del piccolo schermo

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ROMA – Il firmamento della televisione italiana si è dato appuntamento tra i corridoi e le architetture tecnologiche del centro di produzione di Saxa Rubra per celebrare un battesimo che profuma di eternità e nostalgia. Sotto una volta di riflettori accesi e di aspettative palpabili, la Rai ha sollevato il sipario sul nuovo studio televisivo intitolato imperituro a Pippo Baudo, monumento vivente, e ora immortale, di un’arte d’intrattenimento che ha plasmato l’immaginario collettivo di intere generazioni. Uno spazio avveniristico, destinato a tramutarsi ben presto nell’arena sfavillante di Ballando con le Stelle, ma che per un giorno ha sospeso la propria vocazione spettacolare per farsi tempio laico di un tributo accorato, intriso di memorie e di riverente commozione. La cerimonia d’inaugurazione, svoltasi sotto l’egida dei vertici aziendali e di una folta schiera di addetti ai lavori, ha offerto spunti di profonda riflessione non soltanto per il valore intrinseco dell’intitolazione, ma per la geografia umana che ha popolato il parterre. A suggellare il legame viscerale con la memoria privata e professionale del celebre presentatore c’era Dina Minna, la sua storica collaboratrice e custode di decenni di retroscena televisivi, la cui presenza si è caricata di un pathos tangibile, specchio fedele di un’assenza pesante e risonante. La visibile emozione della donna ha calamitato gli sguardi, incarnando il cordone ombelicale tra la quotidianità laboriosa del maestro e la consacrazione istituzionale odierna. Eppure, a rendere il clima sottilmente enigmatico e intriso di sfumature crepuscolari ha concorso l’assenza dei figli Tiziana ed Alessandro, i quali non hanno varcato la soglia del nuovo studio in un momento così emblematico per la memoria paterna. Una defezione, quella degli eredi diretti, che non ha mancato di sollevare interrogativi sussurrati tra i corridoi della cittadella radiotelevisiva, incrinando la superficie patinata di una celebrazione che avrebbe voluto raccogliere l’unanime abbraccio di un’intera dinastia. Il divario tra gli affetti familiari e le liturgie celebrative dell’azienda di Stato ha così disegnato un cono d’ombra discreto ma percettibile, alimentando il chiacchiericcio dei bene informati. Mentre le mastografie scenografiche si preparano a mutare pelle per accogliere i passi di danza, le piroette e le giurie implacabili del celebre show del sabato sera, la targa marmorea e celebrativa affissa all’ingresso dello studio restituisce alla collettività il viatico di un’eredità artistica ineguagliabile. Pippo Baudo, con il suo rigore mecenatesco e il fiuto inesauribile per il talento, continua a presiedere idealmente quel palcoscenico, ricordando a tutti che la televisione, prima di essere macchina d’ascolti, è stata, e forse potrà ancora essere, un esercizio di stile, misura e incommensurabile passione civile.

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