martedì, Ottobre 6, 2026
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Parcheggiatori abusivi e lo “sceriffo” De Luca: perché la demagogia del carcere non risolve la microcriminalità

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Sul palco della Leopolda 14, Vincenzo De Luca torna ad indossare i panni dello “sceriffo”, proponendo il carcere per i parcheggiatori abusivi.

Una ricetta ad effetto, pensata per raccogliere l’applauso immediato di un elettorato esasperato dal degrado e dalla prepotenza quotidiana. Eppure, dietro i toni perentori, la proposta rivela tutta la sua inefficacia strutturale: evocare la galera per reati minori significa ignorare il funzionamento della macchina giudiziaria italiana, alimentando un cortocircuito istituzionale che rischia di vanificare il lavoro svolto sul campo da Carabinieri e Polizia.

​In un sistema penale già prostrato dal sovraffollamento carcerario e da tempi processuali biblici, invocare la detenzione per infrazioni di lieve entità è un esercizio d’illusione. Quando le forze dell’ordine intervengono e applicano misure restrittive sproporzionate, la magistratura non fa che applicare la legge, annullando fermi o disponendo la liberazione di fronte a reati non perseguibili con la custodia cautelare. Il risultato? Un senso di impunità diffuso per chi delinque e profonda frustrazione per chi indossa la divisa.

​Per superare la logica degli slogan e affrontare davvero la microcriminalità urbana servono soluzioni lineari, concrete e ad attuazione immediata. Quindi ci sarebbe da immaginare che dalla teoria penale si passasse alle sanzioni amministrative immediate

​Invece di promettere processi lunghi e condanne teoriche, occorre puntare sulla certezza del danno economico per chi commette l’illecito. Il sequestro istantaneo dei proventi dell’attività abusiva, unito al fermo dei veicoli utilizzati o alla confisca dei beni, produce un effetto deterrente immediato che la minaccia del carcere non riesce ad avere. Si propone una misura di prevenzione e lavori di pubblica utilità. Il Daspo urbano e l’ordine di allontanamento diventano strumenti efficaci solo se legati a conseguenze certe. La violazione di queste misure dovrebbe convertirsi direttamente nell’obbligo di svolgere lavori di pubblica utilità a favore della comunità — dalla manutenzione del verde alla pulizia degli spazi pubblici —, trasformando una sanzione spesso inapplicabile in un beneficio tangibile per il territorio. Ma anche qui ci sarebbe molto da scrivere e sottolineare. Inoltre c’è il problema del “Presidio del territorio” e la prevenzione tecnologica. La microcriminalità prospera dove c’è una zona d’ombra. La presenza capillare e appiedata della Polizia Locale nei punti critici (ospedali, stazioni, aree di sosta pubbliche) azzera l’opportunità del reato. Parallelamente, la digitalizzazione totale dei parcheggi — attraverso app, sbarre d’accesso e colonnine intelligenti — elimina lo spazio fisico in cui il parcheggiatore abusivo si inserisce, troncando il fenomeno alla radice.

​Rispondere al degrado con minacce di pene inapplicabili è un’illusione che lascia la cittadinanza sguarnita. La vera sicurezza non si costruisce con l’inasprimento sanzionatorio su carta, ma con la certezza della risposta, la modernizzazione dei servizi e la presenza costante dello Stato sul territorio.

Questa volta lo Sceriffo non ha superato l’esame 

* Opinionista 

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