PARETE – Non sirene. Non arresti. Non processi. Non celle. Questa volta il carcere è entrato nella vita dei giovani attraverso il racconto della prevenzione. Attraverso la forza della testimonianza. Attraverso il valore della legalità. È accaduto oggi a Parete, dove il campo scuola “Anch’io sono la Protezione Civile” edizione 2026 ha accolto una visita speciale. Tra tende, attività formative, simulazioni operative e momenti educativi, i ragazzi hanno incontrato il Garante dei Diritti delle Persone Private della Libertà Personale della Provincia di Caserta, Don Salvatore Saggiomo, protagonista di una intensa riflessione sul significato della legalità, sulle conseguenze delle scelte sbagliate e sulla realtà spesso sconosciuta del mondo carcerario. Una giornata che ha trasformato un semplice incontro in una vera lezione di vita. Il progetto “Anch’io sono la Protezione Civile”, promosso dal Dipartimento della Protezione Civile della Presidenza del Consiglio dei Ministri e sostenuto dalla Regione Campania, rappresenta una delle più importanti iniziative nazionali dedicate alla formazione delle nuove generazioni. Nato nel 2007, il programma continua a coinvolgere migliaia di giovani in tutta Italia attraverso campi scuola che insegnano solidarietà, senso civico, gestione delle emergenze e cultura della prevenzione. In Campania sono ben sessantatré i campi programmati per questa edizione. Tra questi spicca quello organizzato a Parete dall’Associazione A.E.O.P. Sezione Parete-Aversa, guidata dall’ingegner Ortensio Falco, realtà da anni impegnata nella promozione della protezione civile e della tutela ambientale attraverso le Guardie Ambientali Volontarie del Comune di Parete e l’attività associativa riconosciuta dalla Regione Campania. Ma oggi il campo scuola è diventato qualcosa di più. È diventato un laboratorio di cittadinanza. Un luogo dove parlare ai giovani senza filtri. Senza slogan. Senza formalismi. Guardandoli negli occhi. Raccontando storie vere. Don Salvatore Saggiomo ha scelto proprio questo approccio. Ha parlato ai ragazzi della legalità non come concetto astratto ma come scelta quotidiana. Ha raccontato la sua esperienza accanto alle persone detenute. Ha spiegato cosa significa perdere la libertà. Ha descritto il dolore delle famiglie, gli errori che cambiano una vita, le occasioni perdute e quelle che invece possono ancora essere recuperate. Un racconto forte. Diretto. Autentico. Un dialogo che ha catturato l’attenzione dei giovani presenti. Nessuna lezione cattedratica. Nessun discorso preconfezionato. Solo parole vere. Parole che arrivano dall’esperienza quotidiana di chi entra ogni settimana negli istituti penitenziari della provincia di Caserta e incontra uomini che spesso vorrebbero tornare indietro per correggere le proprie scelte. Il messaggio lanciato ai ragazzi è stato chiaro. La legalità non è un obbligo imposto dall’alto. È una forma di libertà. È la possibilità di costruire il proprio futuro senza catene. Senza errori irreparabili. Senza percorsi che portano alla marginalità e alla detenzione. Durante l’incontro si è parlato anche di responsabilità sociale, volontariato e partecipazione attiva. Temi che si intrecciano perfettamente con la missione della Protezione Civile. Perché aiutare il prossimo. Proteggere il territorio. Difendere l’ambiente. Essere pronti a intervenire nelle emergenze significa diventare cittadini consapevoli e protagonisti del bene comune. I ragazzi hanno ascoltato. Hanno posto domande. Hanno chiesto chiarimenti. Hanno mostrato interesse per una realtà spesso raccontata solo attraverso i titoli di cronaca. E proprio qui è emerso il valore più profondo dell’iniziativa. Far comprendere che dietro ogni fatto di cronaca esistono persone. Storie. Conseguenze. Scelte. In un’epoca in cui i social network spesso esaltano modelli sbagliati e scorciatoie pericolose, incontri come questo rappresentano un argine culturale fondamentale. Il campo scuola di Parete si conferma così non soltanto un’esperienza formativa dedicata alla protezione civile ma anche un luogo di crescita umana e civile. Merito dell’organizzazione guidata dall’ingegner Ortensio Falco e di tutti i volontari che ogni giorno lavorano per trasmettere ai giovani valori autentici. Merito di un progetto che continua a investire sulle nuove generazioni. Merito di una rete istituzionale che crede ancora nell’educazione come strumento di cambiamento. La visita di Don Salvatore Saggiomo ha lasciato un segno profondo. Perché parlare di carcere a dei ragazzi non significa evocare paura. Significa spiegare il valore delle scelte giuste. Significa mostrare il confine sottile che separa la legalità dall’illegalità. Significa offrire strumenti per costruire una coscienza critica. Al termine dell’incontro non sono mancati applausi, foto e momenti di confronto informale. Ma soprattutto è rimasta una consapevolezza. Quella che il futuro si costruisce oggi. Attraverso l’impegno. Attraverso il rispetto delle regole. Attraverso il coraggio di dire no alle scorciatoie e sì alla responsabilità. E mentre il campo scuola “Anch’io sono la Protezione Civile” continua il suo percorso tra esercitazioni, attività formative e momenti di aggregazione, da Parete arriva un messaggio forte. La sicurezza non nasce soltanto nelle emergenze. Nasce soprattutto nell’educazione dei giovani. Nasce nella cultura della legalità. Nasce nella capacità di formare cittadini consapevoli. Perché ogni ragazzo che sceglie il volontariato, il rispetto delle regole e il servizio alla comunità rappresenta una vittoria per l’intera società. E oggi, a Parete, questa vittoria aveva il volto e l’entusiasmo di decine di giovani pronti a diventare protagonisti del loro futuro.









