“Parole rosse” di Antonello Rivano è un libro di grande e toccante suggestione, pieno di suspense e colpi di scena. Edizioni Polis (casa editrice del Nocerino, che pubblica opere di grande livello letterario e sociale), si distingue per la tecnica accattivante e generosa. Rivano, innamoratissimo delle “sue” Liguria e Sardegna – tra Pegli e Carloforte – è direttore e coordinatore nazionale di redazione di Istituto Galante Oliva Polis magazine. Attento, aperto a varie esperienze e a decisivi confronti, è altresì romanziere e poeta. Esperto dell’antico dialetto tabarchino: una variante – tra il ligure e il sardo – della lingua parlata dai marinai genovesi e sardi. Intatta nel tempo. È più di un dialetto, anche più di una lingua: è orgoglio di essere, campanilismo e appartenenza! Tra migrazioni e vicissitudini vari, il tabarchino esprime “contaminazioni” – se così possiamo affermare – tra l’isola di Tabarca (Tunisia) e l’antico slang genovese. Con sfumature mutuate da Spagna, Arabia e Sardegna. Nel corso della storia plurisecolare di questo linguaggio. Di tutto rispetto. Tornando a noi, Rivano si prodiga, con passione, verso il mondo del giornalismo e della poesia. A 360 gradi. Curioso, ponderato, misurato e acuto nei suoi editoriali – “in punta di penna” su Polis. Direttore, poi, di “Carloforte magazine”, vanta numerosi premi per le pregiate liriche (sia in italiano che in tabarchino) di sua produzione e per l’impegno cronistico e letterario. Occupandosi di vari ambiti del sapere: cronaca, cultura, storie “di periferia” e “di periferie”; attualità, territorio, società, denuncia (appunto) sociale, identità e comunità locali. Detto questo, analizzando il volume di Antonello – “Anto” per gli amici – ritroviamo il gusto per la narrazione; uno storytelling convincente e coeso; amore per la propria terra e ironia. Stando sempre attento ai particolari. Ben 262 pagine, “Parole rosse” (non è la sua opera prima, ma appare “matura” e ben elaborata) si propone come un thriller molto “familiare”, che mescola in sé i canoni del romanzo (anche di formazione!) e gli ingredienti dell’esoterismo, mistero e romanticismo. Con più di una storia di amore, all’interno. Con i protagonisti molto sapientemente caratterizzati e identificati. Delineati.

La storia di un cantante, “bruciato” dal successo e da tante fosche esperienze di vita, si intreccia con l’avventura di un gruppo di amici (cui appartiene lo stesso cantante, Riki) alla ricerca di un mistero “pericoloso”. Accresciuto negli e dagli anni. Al termine del romanzo, ognuno di questi personaggi troverà un qualcosa; un appagamento. La risoluzione di parecchi misteri di vita. Solidificando i rapporti di amicizia, amore e rispetto tra persone. Tutto condito da un pizzico di mistero e di onirismo. Verso l’esoterico, ma anche giungendo al pragmatismo più razionale. Non scontato l’happy end – alla fine. Un viaggio, anzi più viaggi, verso il mistero, l’ignoto e verso di sé. Nel proprio intimo essere. Partendo da una serie di eventi, presenti e passati, che si concatenano tra loro… Alla ricerca di indizi, idee e una coscienza (dapprima) larvata, in seguito più potente. Alla ricerca di un’identità concreta. Un vero e proprio bildunsroman – romanzo di formazione o costruzione. Molto attuale.

Il crescendo della narrazione evoca sentimenti e passioni veementi. Stemperati con dolcezza. Al centro, tra altre tematiche, il mondo delle sette e dei segreti. Con tutti gli ingredienti del noir – tra cui non difetta l’ironia. E la sapiente conoscenza di Genova, dei suoi cibi, dei vini che si accompagnano ad essi… Infine, gran ruolo svolge anche la musica – tra Vecchioni e De Andrè. Musica come complessità, come esistenza degli individui. Tutto questo è il mosaico, o il caleidoscopio, composto da “Parole rosse”. Il testo è intrigante e incalzante, intenso e godibile. Temi come la passione e l’amicizia si tengono idealmente per mano, nel romanzo. La trama è ampia e risulta articolata. Un piacevole diversivo, per gli appassionati lettori. Per gli aficionados di storie belle, vere, gustose, golose…

Quindi auguriamo una buona lettura, per chi s’immerge – è proprio il caso di dire, seguendo le fila del racconto – nelle storie che stanno dietro a un buon libro. A questo libro, particolarmente. Che raccomandiamo e illustriamo. Oltre la copertina, un mondo di fantasia e ritmi ballerini. Complimenti ad Antonello. Ad Anto, amico – più che collega giornalista! Autore già di “Itaca”, raccolta poetica, e de “La forma della felicità”. Altro romanzo.










