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Piazza Carolina negli anni ’30 – Il salotto nascosto tra il Plebiscito e la Prefettura

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La conosciamo tutti, anche se spesso ci passiamo di fretta senza guardarla davvero. Quel largo elegante che si apre sul fianco del Palazzo della Prefettura, a due passi da Piazza del Plebiscito, è Piazza Carolina.

Negli anni Trenta si presentava ordinata, borghese, silenziosa, un piccolo salotto aristocratico nel cuore del potere della città.

Eppure la sua storia è una storia di demolizione e trasformazione, come tante a Napoli.

Piazza Carolina non è una piazza antica, fu aperta per decreto il 27 luglio 1814, durante i lavori di costruzione del Palazzo della Foresteria, l’attuale Prefettura.

Gioacchino Murat volle dare più respiro laterale al nuovo palazzo e ordinò di aprire un largo intitolato proprio a sua moglie, la regina Carolina Bonaparte. 

Per aprirla, si cancellò un pezzo di Napoli antica: sparirono il vicoletto di S. Spirito, il Fondaco dei Pellegrini e il tratto terminale del vico S. Spirito. La differenza di quota tra la nuova piazza e i vicoli superstiti fu risolta con una gradinata, quella che esiste ancora oggi. 

Con la Restaurazione borbonica, il nome francese non poteva restare. La piazza venne ribattezzata “Strada S. Francesco di Paola”, come la si trova indicata nelle piante del quartiere di metà ‘800. 

Solo dopo l’Unità d’Italia, stranamente, le fu restituito il nome originario: Carolina. Un caso raro, visto che quasi tutte le piazze borboniche furono rinominate in chiave sabauda. 

Negli anni Trenta la piazza vive il suo momento di massima eleganza.

Non è stata ancora toccata dagli sventramenti del Rione Carità, che di lì a poco avrebbero cambiato il volto di via Toledo e di piazza Carità, è ancora intatta, incorniciata dai palazzi ottocenteschi, con le carrozze che poi diventano le prime automobili, i caffè del centro, le divise dei funzionari della Prefettura.

È il punto di cerniera tra due mondi: da un lato la monumentalità del Largo di Palazzo, oggi Piazza del Plebiscito, con San Francesco di Paola e il Palazzo Reale; dall’altro l’inizio dei Quartieri Spagnoli e della città popolare.

Una piazza di confine, discreta, ma che racconta perfettamente Napoli: nata per volontà di una regina francese, costruita cancellando vicoli medievali, rintitolata da un re borbone a un santo, e infine tornata a chiamarsi Carolina.

Antonietta Cacace

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