La leggenda incredibile di Palazzo Como, in Via Duomo
A Napoli le pietre parlano, e alcune, a quanto pare, si spostano anche.
Se passi per Via Duomo e guardi con attenzione, davanti a te c’è un palazzo che porta un soprannome impossibile: “il Palazzo che cammina”
Sembra una favola, in parte lo è, in parte è accaduta davvero.
Si racconta che, secoli fa, il primo proprietario fosse un ricco mercante soprannominato “Messere Capriccioso”.
Uomo potente e permaloso, si svegliava ogni mattina e trovava difetti nella posizione della sua casa. Troppo a est, troppo vicina al rumore, troppo lontana dal sole.
E allora, si dice, dava un ordine ai suoi servitori: “Spostatela” di qualche metro, ogni notte.
Mattone dopo mattone, nell’oscurità, il palazzo avanzava in silenzio.
Da lì nacque la voce: a Napoli c’è un palazzo che cammina.
Certo, una casa non può camminare, eppure a Napoli la realtà supera spesso la leggenda.
La verità è che nel XIX secolo Via Duomo fu allargata, grandi lavori, grandi abbattimenti.
Palazzo Como era proprio in mezzo, doveva essere demolito.
Invece accadde l’impensabile: non lo buttarono giù.
Lo smontarono e lo arretrarono di circa 20 metri, facciata compresa, pezzo per pezzo, per salvarlo e adattarlo alla nuova strada.
Fu un’impresa da ingegneri e artigiani, una follia paziente che lasciò tutti a bocca aperta.
Ecco da dove nasce la leggenda, un palazzo che si è davvero mosso.
Nato nel Quattrocento, sopravvissuto a tutto
Palazzo Como fu costruito tra il 1464 e il 1490 per il mercante Angelo Como, detto anche Cuomo.
L’attribuzione va al fiorentino Giuliano da Maiano, uno dei maestri del Rinascimento.
Lo riconosci subito: bugnato in piperno, portale solenne, finestre che raccontano Napoli rinascimentale.
Poi la storia lo ha preso e l’ha sbattuto in giro:
passò ai Domenicani di San Severo al Pendino
diventò birrificio
fu archivio e sede municipale
rischiò di scomparire
L’anima di oggi: il Museo Filangieri
Nell’Ottocento arrivò Gaetano Filangieri junior, collezionista, studioso, innamorato di Napoli.
Comprò il palazzo e decise di riempirlo della sua vita: armi, porcellane, dipinti, codici, sculture.
Così nacque il Museo Civico Gaetano Filangieri.
Oggi entrare lì dentro è come aprire un forziere, dal Medioevo fino all’età contemporanea, tutto è lì, silenzioso, intatto, come se il palazzo avesse camminato proprio per arrivare fino a noi.
A Napoli anche l’impossibile trova una spiegazione pratica, un capriccio diventa leggenda, una demolizione diventa salvataggio.
Un palazzo rischia di morire e sceglie di spostarsi, piuttosto.
Quante volte abbiamo attraversato Via Duomo di fretta, senza alzare gli occhi?
Dietro quella facciata c’è un mercante permaloso, degli operai del 1800 con le carrucole, un museo pieno di bellezza e una città che non demolisce la sua memoria: la sposta, se serve, pur di conservarla.
Il Palazzo che cammina non è solo una storia curiosa.
È Napoli: testarda, creativa, e capace di far muovere anche le pietre pur di non dimenticare.
Antonietta Cacace










