Poesie di Chiara Ortuso
Origine
Candele smorzate
sul mare che si adagia
senza posa su di me.
Su me che sono figlia
del niente. Una fanciulla
ornata da un vuoto
che si muove tra balli
di aghi in tempesta
e mentre il pianeta
circola sui binari
delle fatalità,
di inette ipocrisie,
dei soli inganni
umani e divini,
io ondeggio sopra
un fiore di conciliante
malinconia. Sopra
la reale apprensione.
Funamboli
Delicati come spade sottili
che sommessamente lacerano
i silenzi di impalpabili iati.
Fili che si spezzano tra le schiume
serrate degli attimi di quiete,
di somiglianza quando si insinua
il giorno. E la tristezza avvampa.
dell’essere nata.
Commiato
Uno strazio alienato. Un fugace
presentimento si inarca in
un angolo di riso. Strilli di fumo
avvolgono il tedio di un giorno
che incalza sulle pareti dell’io,
frantumandolo in una miriade
di folli frecce, in resoconti vani.
Sublime
Origlio il rintocco di un fiore
riecheggiante un funesto languore
di vita. L’incantevole cammino
del cuore di un volto che risplende
nelle asimmetrie delle cadute
di fringuelli in volo, oscillando
in prospettive di veloce schianto.
Repliche
Il desiderio di una fiamma arsa.
Il martirio che brucia gli scavi
del petto infrangendo con coraggio
il tepore della vita. La condotta
che interroga fugacemente
il pensiero attonito, replicando
alle sue smanie. Reiterazioni
di insensatezza. Impeto di pena.
Chiara Ortuso










