
POESIE DI FRANCA RIGHI
IN CAMMINO
Cielo non ti muovere,
perché in te possa vedere ciò che nel mondo
io non sarò mai.
Solo alla fine si paleserà la mia storia,
solo alla fine si paleserà la mia fine.
Come per tutti si paleserà solo alla fine,
nella storia che ciascun avrà scritto
in risposta al compito che gli è dato: vivere, amare.
MEDITAZIONE
Tremendo è vivere lontano da ciò che si ama,
sopportare l’assenza,
il languore del cuore affamato.
Sarà forse questa la vita:
un esilio. /Parla tu, Signore dei sogni!
Tu! a cui l’uomo nulla risparmia come ad un confessore.
Forse esisti per essere l’eco di ciò che è lontano.
Può sembrare un mistero,
ma quanto è grande per noi che l’assenza sia fertile
e rimandi al divino,
a quel mestiere dell’anima che è il desiderio!
A VOLO D’UCCELLO
A te assomiglio dolce primavera
che sfili sopra i colli come una dama
nel suo costume di broccato.
Vado leggera con passo di gazzella
a sigillare le porte del mio regno
perché il rosso dei garofani
non si tramuti in sangue.
E io rimango qui,
nella fragranza di un frutteto in fiore
che il pensieroso maggiolino
confonde con il cielo.
E’ l’alba il clamore di luce sul prato,
la carezza turchina che turba le foglie
e scalda le vecchie persiane.
Gli insetti attendono ancora
sotto un guanto di muschio
che la Signora del giorno li svegli.
Ma il gallo già canta e
il sonno dell’uomo si spezza
tra federe d’ambra.
SOLITUDINE
Scivola nel silenzio attorno alle pareti
inarca i fianchi ed esce sul balcone,
le guance appoggiate alle stelle nell’azzurra sera.
LA NOTTE E L’INVERNO
Scendono muti dalla casa del cielo
coi ruvidi palmi intrecciati
la notte e l’inverno,
amanti senili che nessuno fa entrare.
Ma a questo non pensano.
Avvolti nel mistero del buio
vogliono restare i padroni
e deliziarci il sonno
con storie di mondi incantati.
AMANTI
Lasciarsi e popolare il cuore di speranza:
che ci si veda, che si ritorni a quelle braccia
come le gemme agli alberi
quando ritorna primavera:
quando gli amanti vogliono.
Tenersi insieme, malgrado la distanza,
annichilire la sete, la miseria
e ancora, vagando con lo sguardo alla finestra,
oltre l’azzurro e i sassi, perdersi…
in nome di quel dio che li ha creati.
Franca Righi










