martedì, Dicembre 9, 2025
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POESIE DI LICIO GELLI (CANDIDATO AL NOBEL PER LA LETTERATURA)

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POESIE DI LICIO GELLI (CANDIDATO AL NOBEL PER LA LETTERATURA)

 

GOCCE D’AMORE

Un’ape lascia il fiore e da esso

cade una goccia. Una goccia d’amore.

L’amore è anche pianto, anche rimpianto.

Io ho creduto alle parole di chi

mi ha amato e sempre ho asciugato

il suo pianto, leggermente, con

le mie mani, con pudore e dolcezza.

Quando le lacrime sono gocce d’amore

io credo che cadendo germoglino

fiori bellissimi, a tutti sconosciuti.

Spesso accade che nel parco oppure

nel profondo del bosco, io veda

fiori senza nome, piccoli, dai colori

variegati, dal viola al giallo

o con striature d’azzurro su

un manto rosso.

Fiori simili non

li avevo mai visti, li scopro ora.

Sono sbocciati da gocce d’amore,

da lacrime di gioia o disperazione,

di una ragazza abbandonata o ritrovata.

Io li guardo e nemmeno li tocco,

quei fiori: hanno una nobiltà austera

che incute rispetto. Come i sentimenti

che hanno mosso il pianto che li ha

germogliati. Mi allontano in silenzio.

Se torno a cercarli, non li ritrovo,

i fiori delle gocce d’amore.

Hanno vita breve

o li coglie qualche fata,

qualche elfo, qualche essere nascosto

nelle macchie di verde, nei boschi.

Gocce d’amore,

nel mio cuore riposa

il vostro segreto.

 

 

A MIA MADRE

Mai, tu comprenderai, madre,

nel mio cuore, devastati silenzi,

i mille fiori scoppiati,

e le carezze mai raggiunte.

Io, come sono fuggito al vento,

Oh! persa terra,

Ih, morta spiga, sono cresciuto

tra erbe amare,

ai rovi secchi, in mezzo allo spavento

del tuo pensiero, o madre,

… mi hai seguito fin là.

Mai tu non cesserai, madre,

il lamento a Dio.

E dalle tue scarne, ormai provate vene

consumi una poesia

di lacrime insolventi. Di timori.

Nei ricordi infantili,

alle verdi risaie,

agli sconosciuti sguardi,

torni ai campi iridati dalla tua giovinezza,

torni ai ricordi sterili,

alle fugaci fantasie del tempo,

torni bimba felice.

Come spezzata immagine, anch’io,

sono scomparso dal tuo ventre. E tra le arsure,

tra le pietre sconnesse,

tra i mutilati ricordi di un’infanzia,

vive uno stelo magro,

al vento, libero, libero vento,

…e gli anni, il sole,

scalfiranno invano questa perversa libertà piantata,

che è la tua vita, madre.

La mia libera. Vita. A te.

Licio Gelli

 

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