POESIE DI RAFFAELE PIAZZA
Linea di poesia delle tue fragole
Una linea di poesia mi chiedevi, un chiaro
incontro oltre la chiave della nebbia,
si apriva e continuava e stava nel freddo polare
di igloo casa la giornata sottesa ai tuoi panni
lasciati in una telefonata marina nell’azzurro
subacqueo dei secoli dietro di noi e domani come giorno:
se avevamo fame tu sfamavi di parole la mia voce
con i salici dell’ironia, io ragazzo appoggiato alla tua
sigaretta donata nella bellezza della gola in un bel luogo
di liquido prato.
Alessia e il libro di poesia
(a Sylvia Plath)
Scrive con vaga grafia, Alessia,
nell’aria disadorna senza fiato,
inchiostro rosapesca come l’estate
o l’inoltrata primavera.
Scatta il volo di un gabbiano
e trasale Alessia azzurrovestita
nell’aria vegetale della consecutiva
attesa. Sulla scrivania I fiori del male,
sua lezione per la vita e la
scrittura accade dalle mani affilate
come un attimo disadorno
come un bagliore Alessia
alla trentesima poesia
del suo libro per la vita,
pioggia a cadere esteriore
sulle cose senza tempo in segno
di vittoria. A destra il mare
a sinistra una nube bluastra
gioca a farsi ragazza o cavallo.
Epifanie del nulla, a poco a poco
tutto si ricompone, ecco lo squillo
del telefono, la voce di Giovanni.
È il 1984 attesa sgretolata ecco
il primo appuntamento
ci sono il parco, la panchina e le labbra
da baciare.
Alessia a Ischia
Poi, in quel sembiante di Ischia Porto,
dove tutto accade nel verde, a ridestare
trame infinite della vita, vede venire
Giovanni dove sta l’albero
cavo in esatta gioia e trasale
nella selva dei pensieri a dipanarsi
in un giocare all’esistere, tra la rugiada
scesa dai sempreverdi ad angolo retto
con le tende nella mente, nel trasmigrare
in volontà di bellezza nel levigarsi al vento.
È il 1984, costeggia la127 una scia di strada
la vita nelle nuvole fiorite, a forma
di pesce o di giraffa
e ci sarà raccolto.
Alessia a Salisburgo
Poi in quel treno veloce
nelle cose dell’Austria,
con sinfonia di Mozart
nell’anima e nel corpo
(l’ha sentita con le cuffiette
al bar della stazione),
in quell’immedesimarsi stellante
con la pagina delle Affinità
elettive, nel chiedersi il seguito
e se sia uguale a Giovanni,
in quel vento fino al Teatro
delle Marionette o alla
Grande Sala del Festival
di Pasqua ad ascoltare un mito
vivente (Herbert von Karajan)
al concerto per la
vita, fino ai Giochi d’Acqua
della gita o escursione
nel tornare al primo
innamoramento dell’adolescenza
contro un tetto di cielo
da sfondare con mano affilate
e con il violino e l’archetto
che restano intatti,
melodie nelle vene di un amore
con Giovanni nella fine pensione:
m’ama, non m’ama
m’ama ad interanimarsi
con fondale oceanico delle cose
e della vita musicale
tesse nel chiaroscuro lunare
un filo di luce a farsi alba
nel silenzio gioia.
Raffaele Piazza










