POESIE E BIOGRAFIA DI MEHMET RREMA
TRADUCE IN ITALIANO MARIA TERESA LIUZZO
Breve biografia
Mehmet Rrema è nato in Albania. Si è laureato all’Università di Tirana nel 1975. Scrive in prosa e poesia. Talvolta si dedica alla traduzione o alla critica. Ha partecipato a diverse antologie come: Antologia dei Poeti Moderni – Kosovo 2015, Enciclopedia dei Poeti Italiani Contemporanei… Aletti Publications, nell’antologia La Novita Del Cuba, in antologie come: Consciuses Art & Transformation Mexico, Poet Literature Art Vision Bangladesh, pubblica regolarmente presso Prodygi Lif Akademi USA, ha partecipato a numerosi concorsi di poesia come quello di M. Teherova Nizhny Novgorod Russia o i concorsi indetti da Aletti Publications e altri. È stato riconosciuto da numerose associazioni creative con numerosi attestati per la partecipazione e la creatività a concorsi letterari. Scrive spesso su giornali come “Panorama” o riviste come “Le Muse”. Pubblica anche su riviste elettroniche come Word Art Kosova, Sofra Poetike, Friends of the Muzgu newspaper e altre. Ha pubblicato diverse raccolte di poesie come “Valixhe di Speranza”, “Inciniamoci”, “Come e perso k’amore”, “Il tua lacrimr brucisvs quel giorno”, “Lacrime di una Dona tradita”, “Gjume t’u sei la vita”,Dona un dorriso” , “Say a Word”, “Today the Oggi i giornali pesano “Vogli la mia parte del cielo”. Ha pubblicato molte altre raccolte. In prosa, ha pubblicato i romanzi “Dosia bruccista” Bosna, Il peso del Sangue, Ultima canzone Maledeto inverno ecc. Ha inoltre due raccolte di racconti e saggi, oltre a due raccolte di critica. Mehmet Rrema fa parte del Comitato di Redazione della rivista di arte e cultura internazionale ”LE MUSE ” diretta da Maria Teresa Liuzzo ( Italia )
LA MIA TRISTEZZA
Le lancette dell’orologio sono bloccate
come scorpioni nel deserto.
Il tempo divora se stesso
e si consuma macerando.
La medesima sorte tocca all’Umanità
sbranata dagli inganni e dai dolori.
Gode l’anima fetente della società.
Il pane è appena sfornato.
I campi di grano di Kurizdala
ruggiscono al solleone.
”Ti amo così tanto”, – ha detto lei,
saltando come un gatto sul tuo braccio.
Gli ”scorpioni” dell’orologio hanno perso l’orientamento.
Fugge e si frantuma il tempo,
inesorabilmente,
a velocità supersonica.
E’ il nostro momento, dove vai?
Dal mare si solleva una montagna.
Un vecchio, con in mano la macchina fotografica
chiede al fotografo di immortalare le rughe del suo viso.
No, questo non è l’originale
non è quello della giovinezza, né dei leoni felici nella savana.
Allora i miei sogni erano verdi come l’erba,
la faccia liscia come una mela,
ho con me il vecchio rullino,
trovami per favore l’originale.
Nelle ultime foto non mi riconosco.
Invece del grano ”crescono” gli agricoltori,
languisce come un’ombra la tristezza.
Su un altro pianeta, le stelle sono in concerto.
Da qualche parte del mondo,
la ”rivoluzione in miniatura”
giocando una partita a scacchi chiude i conti.
La vita si burla dell’ironia e del sarcasmo:
ci deride come burattini.
Che amara tristezza, la solitudine, tesoro!
I capelli sono diventati bianchi
come i sogni delle nuvole.
Siamo nati dalla creta
e a lei torneremo mascherati di inganni e di paure.
Nessuno va in giro come un tempo.
Ci incontriamo come due sconosciuti
allo specchio.
Lo guardiamo con disprezzo.
Siamo soltanto la bugia del suo riflesso.
Singhiozzano sulla siepe
i petali scoloriti di una rosa,
oltraggiati dal vento.
L’età è soltanto un dato anagrafico.
La melodia di un sorriso ci consola.
Ehi, amore
non avere paura degli anni.
Quel ”giorno” non ti servirà a nulla la bellezza.
DOVE GOVERNANO GLI STOLTI
Scorgo un corteo di persone caotiche
ignoro dove siano dirette.
Sembrano capi di un gregge smarrito
in cerca delle nuvole
si domandano chi sono e da dove vengono
e cosa rappresentano
in un mondo governato dagli sciocchi.
Un uomo cominciò a dubitare di se stesso
si sentiva ubriaco tra gli ubriachi
simile a un ammalato di Alzheimer
che pur essendo in casa propria
non riconosce le pareti
né le cose che lo circondano
e continua a chiedere a chiunque
dove sia la propria casa.
Fiumane umane, infinite come i giorni
folle di zombi in una città fantasma
dal cuore di ghiaccio.
Anche il sole che sorge
è freddo e tagliente più del diamante.
Società moribonda
smarrita nel caos del proprio male
con la mente che rotola tra fango e sterco.
Cerca una nuova identità
e come il bruco spera nella metamorfosi
che lo trasformi in farfalla.
Perché solo chi possiede le ali
può volare lontano.
IL FIUME DELLE MIE LACRIME
Anche oggi ho sofferto,
a stento ho frenato le lacrime
arginate tra le ciglia.
Il dolore logora la mia anima.
Non voglio che mi vedano piangere,
l’amarezza crudele è un fiume sommerso.
Il mio cuore batte con ritmi folli,
sembrano i ferri dei cavalli quando corrono sui ciottoli.
Drena il sangue, litigano diastole e sistole
aprendo ferite nel cuore.
Inseguo un giorno di pace.
Nessuna tristezza conforta il mio dolore.
Sento un martello pneumatico
attraversare le ossa e scavare nel cervello-
Ah questa notte profonda, è un mantello per il mondo!
Andate in esilio pensieri malvagi,
incubi della mia solitudine.
Questo mondo non si sveglierà
e sarà succube della sua trance.
Sto pagando la vendetta di un crimine innocente
come avvenne con l’agnello
quando si avvicinò al ruscello per dissetarsi
e lo paragonarono al nonno
quando fu accusato dal lupo di sporcare le acque.
Il dolore si è centuplicato
trasformando il mio corpo in cenere.
Piango senza farmi vedere.
Va’ via maledetto dolore,
stai lontano dalla mia vita.
Sono nato tra il fumo e sto morendo tra le fiamme.
A stento freno l’impulso delle lacrime.
Il lutto ha indossato
la camicia importante della domenica.
L’ingiustizia è un corazziere
sullo spigolo di una tomba immaginaria.
Se qualcuno piangerà domani, per me, su questo marmo fantasma,
se le lacrime si trasformeranno in fiori,
dove cresceranno se non avrò
neppure il conforto di una lapide?
Il fiume delle mie lacrime scorre,
attraversa la strada vecchia percorsa dal torrente.
Ho dimenticato di contare i giorni e i nomi delle stagioni.
Il fiume dell’oblio è mutato in mare.
Invano cerco la pace con gli occhi del cielo
che hanno perso lo splendore delle equoree pupille.
L’onnipotente è polvere e fumo,
il cuore un ghiacciaio perenne.
Sono vittima di un odio patologico
erede di un dolore senza tempo.
Non esigevo la gioia e la pace.
Pretendevo giustizia e non pietà.
Piove una lacrima
dall’arcobaleno dei miei occhi.
– Vuoi vedermi in ginocchio.
Se non trovi una tomba
per portarmi fiori di campo,
sappi che non mi arrendo alla tua assenza.
Se mi cercherai
dimostrerai di avere grazia
e dove sono stato sepolto fioriranno le Miosòtide
– non ti scordar di me –
e i rami profumati del pesco.
So che il sole tornerà a risplendere
ed anche la rondine tornerà al suo nido.
Oggi festeggiano con sangue, vino e arrosto.
Lontano dalla strada si svolge una parata militare:
tutti imbracciano le armi.
I produttori del crimine sono soddisfatti
davanti agli acquirenti e ai trafficanti.
Le loro pupille sono lucide, feroci come lo sguardo di una pantera.
Anche la morte è sofisticata
nei suoi stermini.
I patti sono stati stretti, gli atti firmati.
Aumentano le richieste,
si commercia la sacralità della vita.
Hanno il tanfo della morte anche da vivi.
Nessuno insegue la PACE!
Farei qualunque cosa per la giustizia.
L’odore del sangue mi ha asfissiato,
pur trovandomi dall’altra parte della strada,
quanto il fumo delle truppe
che spiano come felini nell’ombra
in attesa del prossimo ”pasto”.
Non invoco né vendetta né pietà,
solo Giustizia!
Mehmet Rrema
Interpretazione e traduzione di Maria Teresa Liuzzo
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