A Cicciano, piccolo comune dell’area vesuviana, un duro colpo è stato inferto alla criminalità organizzata: 44 persone sono state arrestate con accuse che vanno dall’associazione mafiosa allo scambio elettorale politico-mafioso, in un’inchiesta che svela come i clan Licciardi e Russo abbiano esercitato un’influenza diretta sul voto locale. L’indagine, condotta dai carabinieri con il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, mette in luce una strategia criminale che non passa solo per il racket, ma per l’intreccio tra politica e potere mafioso. Secondo gli inquirenti, i clan hanno imposto candidati “graditi”, orchestrato il sostegno elettorale e usato minacce, favori e spartizioni per garantire il controllo delle istituzioni nel comune. Gli arresti riguardano esponenti vicini ai due clan, alcuni politici locali e personaggi intermedi che – a detta degli investigatori – avrebbero agito da collettori di voti in cambio di protezioni, appalti illeciti o semplici “promesse” camorristiche. Il documento di accusa descrive come gli affiliati abbiano messo in piedi cellule elettorali ramificate, capaci di mobilitare famiglie, votanti fedeli e contatti nell’economia locale, in una mescolanza di terrore, patronato e opportunismo che ha corrotto il tessuto civile. Particolare attenzione viene riservata al ruolo politico: alcuni dei candidati sostenuti dai clan non erano “manovalanza” criminale, ma figure secondarie disposte a farsi veicolo del potere mafioso, garantendo un rapporto stabile tra amministrazione comunale e organizzazione criminale. Le accuse di “scambio elettorale politico-mafioso” implicano che i voti non fossero solo comprati: erano strutturati come un vero sistema di potere, con la Camorra che pretendeva in cambio ruoli, appalti e protezione. Il blitz giudiziario, secondo il Procuratore capo, rappresenta “una svolta storica” per Cicciano: dimostra che anche nei piccoli comuni può esistere una Camorra capace di penetrare la politica e di minare il principio democratico. Le reazioni politiche sono già forti: partiti locali chiedono la rimozione dei candidati arrestati, appelli al commissariamento dell’ente e accertamenti sulle amministrazioni passate, mentre la cittadinanza appare divisa tra chi denuncia il condizionamento mafioso e chi minimizza, invocando la “normalità locale”. Intanto gli inquirenti dichiarano che le indagini continuano: servirà ricostruire non solo chi ha votato per chi, ma in che modo la pressione mafiosa ha piegato gli equilibri elettorali. Per Cicciano è una pagina di vergogna, ma anche un momento di verità.









