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Pomigliano d’Arco, emerge la verità sulla mancata strage: 54 indagati nell’agguato contro il gruppo Ferretti

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Nuovi elementi emergono dall’inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia su un agguato avvenuto il 12 febbraio 2024, nel quartiere di Pomigliano, contro quattro membri del gruppo Ferretti. Tra questi c’era anche Diego Ferraro, che secondo gli inquirenti avrebbe fatto parte degli obiettivi designati. L’operazione ha portato a 54 indagati, molti già in carcere, con accuse che vanno da tentato omicidio ad associazione mafiosa. L’agguato, definito dalla DDA una vera e propria “mancata strage”, si sarebbe consumato in via Matteo Renato Imbriani, nei pressi della residenza di uno degli imputati leader del gruppo Ferretti. I sicari, riconosciuti poi come affiliati al clan Cipolletta, avrebbero usato pistole calibro 9×21, esplodendo almeno sei colpi contro le vittime. Solo per un caso fortuito, infatti, non ci furono morti: uno dei bersagli, Nunzio Esposito, fu ferito da quattro proiettili ma riuscì a salvarsi. Nell’ambito dell’indagine è emersa anche un’ipotesi che farebbe pensare a un “investimento” come parte del piano criminale: l’uso di un veicolo per colpire o intimidire fisicamente qualcuno, probabilmente come diversivo o tentativo di fuga dopo l’agguato. Anche se non è chiaro se questo elemento riguardi effettivamente Diego Ferraro, è uno dei punti su cui gli inquirenti stanno cercando riscontri concreti. Tra gli indagati spiccano i nomi di Olindo e Salvatore Cipolletta, braccia operative del clan rivale, e di vari esponenti e gregari del Ferretti, che secondo gli atti avrebbero subito danni materiali e lesioni. Le accuse comprendono tentato omicidio aggravato, uso di armi da fuoco, spari in strada, intimidazioni, nonché associazione di tipo mafioso e attività connesse al traffico di stupefacenti. Le straordinarie misure cautelari hanno colpito non solo gli autori materiali ma anche chi, secondo l’accusa, avrebbe favorito o coperto l’operazione. Molti degli indagati sono già in custodia cautelare in carcere; altri hanno misure meno restrittive. L’inchiesta conferma una faida sempre più aperta tra i clan Ferretti e Cipolletta, che da tempo si contendono il dominio nel commercio di stupefacenti e nel controllo del territorio a Pomigliano. Il procuratore Gratteri e le forze dell’ordine hanno sottolineato la pericolosità del momento, definendo quest’ultimo episodio come la prova che non esistono tregue durature tra le cosche, ma solo momenti di quiete apparente. La comunità locale è in apprensione: gli abitanti chiedono che si faccia presto luce su ogni aspetto del fatto, compresi i movimenti sospetti la sera dell’agguato, l’uso dei veicoli per tentativi di fuga o investimento e la collusione possibile con altri episodi di violenza avvenuti nei mesi precedenti.

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