“IL PONTE DI LEGaO”
Il Sogna-Tore Non Conosce la Legge (Contabile)..

L’ultima bocciatura della Corte dei Conti non è un intoppo, ma la sonora sconfitta di un’estetica politica che confonde la volontà con la fattibilità normativa.
Le immagini che ho voluto fissare – create non a caso, attraverso la spietata lucidità dell’Intelligenza Artificiale – ritrae il Ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, frustrato e chino su un ponte di mattoncini Lego che gli crolla tra le dita, invece in altre, mentre cerca di attraversare il ponte in auto con un espressione preoccupata ma ironica, con tanto di paracadute (un mero sogno idilliaco)..

Non è solo satira; è la rappresentazione chirurgica di una verità amara emersa con l’ultimo, prevedibile, intervento della Legge: la politica italiana, in certe sue manifestazioni, ha ridotto le grandi opere a un costoso e tragico giocattolo.
Il recente rinvio, o meglio, la sonora richiesta di “gravi chiarimenti” da parte della Corte dei Conti sulla delibera che approva il progetto definitivo del Ponte sullo Stretto, è la sentenza che smonta il castello di carte.. Non è un “no” ideologico; è il Codice che, con la freddezza dei numeri e delle procedure, sanziona la superficialità.

La Sconfitta sul Compito Più Vile
Il dramma vero, l’aspetto che trasforma l’ambizione in ridicolo, è questo: un progetto da oltre 13,5 miliardi di euro viene messo in discussione non dalla forza del vento o dalla sismicità del terreno, ma per “carenza documentale” e dubbi sulla legittimità procedurale.
L’organo di controllo contabile non ha giudicato l’utilità del Ponte, ma la conformità del modus operandi del Governo. E il verdetto è senza appello: i soldi, l’iter, i complessi studi non sono stati presentati con la dovuta meticolosità.
Il “Sogna-Tore“, che ha fatto dello sblocco delle opere la sua bandiera, è inciampato sull’ostacolo più banale e al contempo più insidioso: la norma. Questo dimostra come l’impegno politico si sia concentrato sull’annuncio roboante e sulla promessa mediatica, sacrificando la serietà dell’esecuzione e la precisione burocratica. Il Ponte, ( al quale ho voluto dare il nome di PONTE DI LEGaO, con la a come riferimento alla LEGA e LEGO riferito al famoso gioco) per questa politica, non è un’infrastruttura; è una proclama. E quando la volontà si scontra con la Legge contabile, è la volontà a capitolare.
L’Urgenza della Normalità
A questo punto, la domanda che resta sospesa sullo Stretto è la più onesta: se un intero Ministero non riesce a produrre documenti inattaccabili per l’atto di avvio, come potrà gestire con rigore un cantiere che sfiderà l’ingegneria e la geologia in una delle zone più sismiche d’Europa?
La realtà è che mentre Salvini è ossessionato dal lusso ingegneristico della campata più lunga, il Sud Italia continua ad affondare nel degrado della normalità: ferrovie obsolete, strade colabrodo e servizi essenziali che non funzionano, per non parlare del servizio sanitario e quando o altro.
L’energia spesa per difendere questo sogno faraonico dovrebbe essere indirizzata alla noiosa, ma vitale, manutenzione del Paese reale. Finché si continueranno a costruire Ponti fatti di LEGO, fragili nell’apparenza e viziati nel procedimento, si distoglierà l’attenzione dalle vere priorità.
Il monito della Corte dei Conti non è un intoppo; è una sveglia. È il richiamo all’ordine che esige serietà dove è stata offerta solo vanità. E finché il sogno resterà un mucchio di mattoncini smontati, l’Italia intera resterà ferma ad aspettare il proprio riscatto.









