giovedì, Settembre 10, 2026
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Ponti Rossi, Napoli: il quartiere che porta il nome di un acquedotto

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A Napoli c’è un quartiere che non deve il suo nome a un ponte moderno, ma alle arcate rosse di un’opera romana. È Ponti Rossi, zona collinare tra Capodimonte e Capodichino, oggi parte della Municipalità III – San Carlo all’Arena. Il nome “Ponti Rossi” nasce nel I secolo a.C. Qui passava uno dei tratti più imponenti dell’acquedotto romano del Serino, voluto dall’imperatore Augusto per portare acqua potabile a Napoli e alla base navale di Miseno.
Non erano veri ponti, ma le grandi arcate che reggevano i canali sospesi, costruite in tufo e laterizi rossi, quelle arcate hanno dato il colore e l’identità al luogo. Nel Medioevo la struttura veniva chiamata “la vela”, per la forma slanciata delle arcate che svettavano sulla campagna, più avanti divenne nota come “archi di mattoni”.
Solo in epoca moderna il toponimo si è fissato in “Ponti Rossi”, proprio per il materiale e il colore che ancora oggi caratterizzano i resti visibili.

L’acquedotto subì danni nel tempo, ma non fu dimenticato. Nel XVI secolo fu restaurato dal viceré spagnolo Don Pedro de Toledo e secoli dopo da Carlo III di Borbone, che lo reinserì nella rete idrica del Regno. Oggi il quartiere Ponti Rossi è un’area collinare che si estende dal Bosco di Capodimonte fino all’area di Capodichino.
Dalla metà del Novecento ha vissuto una forte cementificazione ed è diventata una zona densamente abitata, tra palazzi popolari, attività commerciali e nuove strade che tagliano la collina.

Pur nella crescita urbana, il ricordo dell’acquedotto resta. Passeggiando tra le vie si incrociano ancora tratti e pilastri in tufo e mattoni rossi, testimoni silenziosi di 2000 anni di storia. Sono loro a spiegare perché un intero quartiere si chiami così. Ponti Rossi è l’esempio di come a Napoli la storia antica conviva con la città moderna, sotto l’asfalto e tra i palazzi continua a correre la memoria dell’acqua che un tempo arrivava da Serino, e sopra quella memoria si è costruita una comunità.

Un nome che sembra parlare di ponti e invece racconta di acqua, di ingegneria romana e di un pezzo di collina napoletana che ha resistito al tempo.

Antonietta Cacace

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