Secondo un antico mito napoletano, Posillipo era un giovane leggiadro e vivace, aveva il sorriso facile, amava scherzare con tutti e il suo cuore era incredibilmente sensibile, bastava poco per commuoverlo: un tramonto sul Golfo, il canto di un usignolo, lo sguardo di una persona. Un giorno incontrò Nisida, era una donna di una bellezza mozzafiato, i suoi lineamenti erano perfetti, il portamento da dea, la voce dolce come miele. Ma dietro quell’apparenza incantatrice si nascondeva un animo gelido. Nisida aveva il cuore di pietra, duro e malvagio, usava il suo fascino per giocare con gli uomini, per attirarli e poi lasciarli a mani vuote, non provava pietà, non conosceva l’amore. Era bella, sì, ma pericolosa come il mare in tempesta, Posillipo però non vide subito il lato oscuro, si innamorò perdutamente di lei al primo sguardo, iniziò a seguirla ovunque, a cercarla tra le rocce della costa, le portava conchiglie rare, le scriveva versi, le dedicava ogni suo pensiero, rideva, scherzava, sperando che la sua allegria riuscisse a sciogliere quel ghiaccio. Nisida lo guardava dall’alto, divertita e crudele, lo lasciava sperare, poi lo respingeva con freddezza, più lui insisteva, più lei diventava distante, lo chiamava con la voce, ma quando lui si avvicinava si allontanava, giocava con i suoi sentimenti come fosse un passatempo, Posillipo soffriva in silenzio. Il suo cuore sensibile non reggeva un amore così sbilanciato, giorno dopo giorno si consumava, dimagriva, perdeva la luce negli occhi, gli amici provarono a dirgli di lasciar perdere, che Nisida non sarebbe mai cambiata, ma lui non ascoltava, per lui amare Nisida era diventata una ragione di vita, finché un giorno il dolore fu troppo grande, si rese conto che non avrebbe mai avuto il suo amore, che quel cuore di pietra non si sarebbe mai sciolto per nessuno. Senza più forze e senza più speranze, Posillipo camminò fino al mare, con le lacrime agli occhi e il nome di Nisida sulle labbra, si gettò nelle acque scure del Golfo e non riemerse più, preferì spegnersi piuttosto che vivere senza di lei. Gli Dei dell’Olimpo videro la scena e rimasero colpiti da tanta sofferenza, decisero che quella storia non doveva essere dimenticata, trasformarono così i due protagonisti per l’eternità. Posillipo, il ragazzo allegro e sensibile, divenne la collina verde che oggi conosciamo, dolce, accogliente, piena di sole e di bellezza, una collina che attira tutti, che fa innamorare chiunque la guardi, proprio come faceva lui da vivo, Nisida invece fu mutata nell’isola rocciosa che galleggia poco al largo, bella da vedere, ma dura e inaccessibile. Gli Dei decisero che fosse giusta per lei: un luogo freddo, circondato da acqua profonda, e vollero anche che quell’isola ospitasse “omicidi e ladri”, come monito per il suo cuore malvagio. Non a caso, ancora oggi su Nisida sorge un carcere minorile. Da allora Posillipo e Nisida stanno uno di fronte all’altra, la collina si protende verso il mare, come se cercasse ancora la donna amata, l’isola resta lì, immobile e distante, con le sue rocce taglienti. Si dice che nelle notti di vento si possa sentire il sussurro di Posillipo che chiama Nisida. E lei risponde solo con il rumore delle onde che sbattono contro gli scogli, fredde e indifferenti, un amore finito male, trasformato in paesaggio, un monito per chi ama troppo e per chi non sa amare affatto.
Antonietta Cacace










