Washington, 6 maggio 2026 — La Casa Bianca ha messo in pausa Project Freedom, l’operazione navale americana lanciata per scortare le navi commerciali bloccate nello stretto di Hormuz, il passaggio strategico da cui transita una quota decisiva del commercio marittimo di petrolio. Donald Trump ha annunciato lo stop temporaneo sostenendo che sono stati fatti “grandi progressi” verso un accordo con Teheran, ma ha precisato che il blocco dei porti iraniani resterà in vigore.
La decisione arriva a sorpresa: solo il 3 maggio il Comando centrale americano aveva annunciato il sostegno militare alla missione, con cacciatorpediniere lanciamissili, oltre cento velivoli, piattaforme senza pilota e 15.000 militari destinati a garantire la libertà di navigazione nello stretto. CENTCOM aveva presentato Project Freedom come una missione difensiva essenziale per la sicurezza regionale e per l’economia globale.
Il bilancio operativo resta però incerto. Secondo il Guardian, finora sarebbero note solo due navi mercantili transitate lungo la rotta protetta dagli Stati Uniti, mentre centinaia di unità e fino a 23.000 membri degli equipaggi resterebbero bloccati nel Golfo Persico. Altre ricostruzioni parlano di numeri diversi, segno di una situazione ancora confusa e difficile da verificare in tempo reale.
La sospensione apre un nuovo interrogativo sulla strategia americana. Poche ore prima dell’annuncio, il segretario di Stato Marco Rubio e il capo del Pentagono Pete Hegseth avevano insistito sul fatto che gli Stati Uniti avrebbero continuato a lavorare per riaprire Hormuz. Rubio ha spiegato che la pace dipenderebbe da due condizioni: un’intesa sul programma nucleare iraniano e la riapertura dello stretto.
Teheran non ha ancora dato un via libera chiaro. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, in visita a Pechino, ha detto che l’Iran accetterà solo un accordo “equo e completo” con Washington. Intanto gli Emirati Arabi Uniti hanno denunciato per il secondo giorno consecutivo intercettazioni di droni e missili lanciati dall’Iran, accuse che Teheran respinge.
Lo stallo nello stretto continua a pesare sui mercati energetici e sulla diplomazia internazionale. Gli Stati Uniti e alcuni alleati del Golfo hanno presentato al Consiglio di sicurezza dell’Onu una bozza di risoluzione che minaccia sanzioni contro l’Iran se non cesseranno attacchi, mine e restrizioni al traffico navale a Hormuz. La nuova proposta, secondo AP, evita per ora un’autorizzazione esplicita all’uso della forza per provare a superare le resistenze di Cina e Russia.
Per Trump, la pausa di Project Freedom è un tentativo di trasformare la pressione militare in leva negoziale. Ma il rischio è che la mossa venga letta come un arretramento: la missione è stata annunciata come prova di forza, poi congelata prima di produrre risultati visibili su larga scala. Finché Hormuz resterà parzialmente paralizzato, la crisi continuerà a misurarsi non solo nei comunicati di Washington e Teheran, ma anche nelle rotte sospese delle navi, nei prezzi dell’energia e nella tenuta fragile del cessate il fuoco.









