sabato, Maggio 16, 2026
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Protagonisti a tutti i costi: il virus silenzioso delle illusioni

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Purtroppo conosco varie persone “AMICHE” che soffrono di questa patologia senza rendersene conto, e, quando cerchi di fargli/le capire che la vita è un’altra realtà si offendono e ti offendono, Allora cosa fai? Le o li escludi dalla tua cerchia, perchè viceversa potrebbero crearti danni inenarrabili, contribuendo così maggiormente al loro malessere, però a propria discolpa, si viene applicato il proverbio: “Morte tua, vita mia” Crescono i casi di persone che si costruiscono vite parallele fatte di successi immaginari e grandezze inesistenti. Un fenomeno sociale che interroga la nostra epoca. Sempre più spesso, nella vita quotidiana e soprattutto nei social network, ci imbattiamo in persone che si raccontano come protagonisti assoluti di storie incredibili, affari sensazionali, destini straordinari. Parlano di progetti milionari, contatti altolocati, svolte epocali. Ma poi, quando si scava appena sotto la superficie, si scopre che dietro non c’è nulla. Nessun contratto, nessun investimento, nessuna realtà tangibile. Solo fantasia. Non si tratta di semplici bugie. Si tratta, piuttosto, di veri e propri deliri di protagonismo, alimentati da un bisogno disperato di apparire, di sentirsi importanti, di esistere agli occhi del mondo. Un comportamento che spesso nasce da traumi, insicurezze profonde, o da un’educazione sbilanciata sull’apparire piuttosto che sull’essere. Ma che oggi trova terreno fertile in un contesto sociale che premia più l’immagine che il contenuto. Chi soffre di questa “malattia dell’Io” perché di una forma di disagio si tratta, in molti casi non mente per truffare o per guadagno personale, ma perché ha bisogno di credere in quella menzogna. Viaggia con la mente in mondi costruiti su misura, dove la realtà non mette limiti, e dove tutto è possibile. Vive in una dimensione parallela, dove l’approvazione degli altri diventa più importante della verità. Il problema è che queste illusioni, alla lunga, si scontrano con la vita vera. E il ritorno alla realtà può essere brutale: relazioni rovinate, reputazioni distrutte, e talvolta anche problemi lavorativi o legali. Nel frattempo, chi osserva da fuori fatica a distinguere chi è semplicemente entusiasta da chi è preda di una vera e propria distorsione mentale. Di fronte a tutto questo, c’è da chiedersi: è solo colpa del singolo? O è anche il segno di un’epoca che ha smesso di premiare la verità, l’onestà e il silenzioso lavoro quotidiano? Un’epoca dove se non mostri qualcosa, semplicemente non esisti? Siamo di fronte a un fenomeno silenzioso, ma diffusissimo. E forse dovremmo smettere di ridere di chi si inventa storie irreali, e cominciare a chiederci: cosa manca, nella nostra società, a chi sente il bisogno di inventarsi una vita intera?

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