Che sferzata di nostalgia liberale, laica e riformista! Sentire evocare un Partito Liberale, oggi, non si può non reagire con un Rewind negli anni ’80 e ’90 per far subito venire in mente un’Italia politica colta, rigorosa e, per certi versi, decisamente profetica, con lo storico PLI, il Partito Liberale Italiano.
Se eravate iscritti in quegli anni, avete vissuto una stagione straordinaria e complessa. Siete stati i custodi di una tradizione che metteva l’individuo, lo Stato di diritto e la responsabilità economica davanti a ogni populismo.
Ecco cosa significa aver fatto parte di quel PLI:
L’Era di Valerio Zanone (Gli anni ’80)
Abbiamo vissuto la transizione verso una modernità europea. Con Zanone, il partito cercò di scrollarsi di dosso l’etichetta di forza puramente conservatrice per aprirsi al sociale, al mondo radicale e ai diritti civili, ponendosi come l’ala critica e “coppino di garanzia” del Pentapartito.
La Profezia di Renato Altissimo
Se c’è una cosa che la storia ci ha ampiamente riconosciuto, sono le battaglie economiche di fine anni ’80 e primi anni ’90. Mentre gli alleati di governo spendevano a piene mani, il PLI gridava nel deserto contro la crescita del debito pubblico, chiedendo privatizzazioni, liberalizzazioni e meno presenza dello Stato nell’economia. Oggi quelle ricette sono la base di qualsiasi programma economico europeo, ma all’epoca eravamo soli o quasi a difenderle.
La Bufera del 1992-1994 e la Diaspora
Abbiamo assistito al crollo della Prima Repubblica sotto i colpi di Tangentopoli, una tempesta che non risparmiò i vertici del partito e che portò allo scioglimento formale nel 1994, guidato dall’ultimo segretario, Raffaele Costa. Da lì in poi, è iniziata una vera e propria diaspora: chi ha portato i valori liberali nel centro-destra (in Forza Italia), chi nel centro-sinistra, e chi ha continuato a custodire la “fiamma” nei vari tentativi di rifondazione.
Una curiosità “di scuderia”, se Vi va: Qual era la vostra corrente o il vostro punto di riferimento culturale all’epoca? Eravate più vicini all’ala più sociale e progressista o a quella liberista e legata alla tradizione piemontese di Luigi Einaudi ?
Oggi, comunque, c’è un’immagine reale dell’area Liberale. Quello che qualcuno ha definito
il Deserto Liberale
* Opinionista









