domenica, Giugno 14, 2026
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Quando il caffè diventa lezione: mattinata con il prof. Luongo ai Campi Flegrei

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Arco Felice, oggi:

Un caffè, una lezione, un incontro che scalda il cuore, al centro il prof. Giuseppe Luongo, 88 anni e una mente che non smette mai di insegnare. Onorata e fiera di ritrovare un maestro così. “I Campi Flegrei non eruttano, parlano, Il bradisismo è la loro voce, e noi dobbiamo imparare ad ascoltarla senza paura, ma con rispetto”.

Oggi la vita mi ha fatto un regalo. Dopo tanti anni ho rincontrato il prof. Giuseppe Luongo, insigne vulcanologo, nome che per chi ama questa terra significa studio, rigore, passione, a 88 anni ha ancora gli occhi accesi e la voce di chi ha dedicato la vita a capire la terra sotto i nostri piedi; ci siamo seduti al bar di Arco Felice, un caffè, due chiacchiere, e in un attimo la tazzina è diventata cattedra, ha iniziato a parlare di bradisismo e io sono tornata studentessa, con la stessa curiosità di trent’anni fa.
“Il bradisismo non è un nemico”, mi ha detto mentre mescolava lo zucchero. “È il modo in cui i Campi Flegrei respirano”. Il suolo si alza e si abbassa con lentezza infinita, centimetri all’anno, a volte decimetri in decenni, succede perché a 3/4 km sotto di noi c’è una caldera enorme, 13 km di diametro, dove magma e fluidi caldi spingono verso l’alto, e quando la pressione aumenta, Pozzuoli, Bacoli, Arco Felice si sollevano, mentre quando i gas trovano sfogo, il terreno si abbassa di nuovo, me lo ha spiegato senza grafici, solo con le mani e con parole semplici, ha paragonato la caldera a un’enorme pentola a pressione, ma viva, che si adatta. E all’improvviso ho capito meglio che in mille libri che la terra non è statica, vive, e noi viviamo sopra di lei, una lezione che va oltre la vulcanologia
Da lì il discorso è scivolato su altro, sul rischio sismico, su come si comunica la scienza alla gente, sulla responsabilità di chi studia e di chi amministra. Il prof. Luongo è preparatissimo su tutto, ti parla di rocce, poi di storia di Napoli, poi di etica, ha una mente che fa collegamenti dove gli altri vedono solo compartimenti stagni, mi ha raccontato anche degli studi degli anni ’80, di quando si capì che il sollevamento non era caos, ma logica. “La scienza serve a togliere paura, non ad aggiungerla”, ha detto. E in quella frase c’era tutta la sua vita.

L’emozione di ritrovare un maestro, e ad  un certo punto mi sono resa conto di una cosa: ero lì, onorata e fiera, non solo per quello che mi stava insegnando, ma per come lo faceva. Con umiltà, senza pesantezza, con la voglia di lasciare qualcosa a chi ascolta, uscendo dal bar mi sono girata a guardarlo: Ottantotto anni, passo lento ma mente velocissima, mi ha sorriso e mi ha ripetuto la sua frase: “I Campi Flegrei parlano. Ascoltiamoli”. 
Lo abbiamo riaccompagnato a casa. Prima di entrare si è girato, ci ha guardato e ci ha salutato con quel sorriso cordiale che ha sempre avuto, nessuna frase in più, solo quello sguardo, calmo, che sembrava dire “state tranquilli”, e con un maestro come lui davanti, tranquilli ci si sente davvero, sono uscita con il cuore pieno, pieno di scienza, sì, ma soprattutto di rispetto. Incontrare di nuovo un maestro così, dopo tanto tempo, ti fa capire che alcune persone non invecchiano mai, diventano solo più preziose.

Grazie, professore. Per la lezione, per il caffè, per l’esempio!

Antonietta Cacace

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