– “Per dare un impulso pratico all’attuale riforma della giustizia, la Confederazione Democrazie Cristiane 2026 propone di aggiungere un correttivo facilmente percorribile alla riforma, in caso di vittoria del SÌ”
– “si potrebbe per esempio considerare l’idea di ‘prioritizzare la riforma della struttura giudiziaria'”
– “Questo approccio potrebbe essere più efficace rispetto al dibattito sulla separazione delle carriere”
– “che rappresenta un segno di civiltà per un Paese evoluto”
– “Il dibattito attuale sul referendum sulla giustizia in Italia si concentra troppo sulla separazione delle carriere dei giudici e dei pubblici ministeri”
– “Si spera però che, in caso di approvazione della Riforma, assunzioni e correttivi vengano effettuati in via prioritaria”
– “la politica attuale preferisce il gesto identitario alla bonifica profonda della giustizia”
– “Il vero cambiamento richiede in aggiunta, investimenti stabili, personale qualificato, digitalizzazione intelligente e semplificazione dei riti”
– “In sintesi, il referendum, se approvato, non deve diventare un ‘diversivo riformista'”
– “ma deve essere uno strumento pratico che, attraverso regolamenti e assunzioni nel settore giustizia, porti a maggiore efficienza e velocità nel definire i contenziosi fermi nelle procure”
– l “stabilendo tempi certi per il contenzioso e un limite massimo per la definizione dei processi, oltre il quale i magistrati devono emettere una sentenza”.
CRITICITÀ ATTUALI DA SUPERARE ad esempio:
– Investimenti in tecnologia per digitalizzare i processi e ridurre l’arretrato;
– Formazione e assunzione di personale qualificato per supportare i giudici e i pubblici ministeri;
– Semplificazione dei riti e delle procedure per ridurre i tempi dei processi;
Questo approccio potrebbe essere più efficace rispetto al dibattito della separazione delle carriere, che a n/s avviso, è un segno di civiltà di un Paese evoluto che puo’ portare a risultati concreti e tangibili per i cittadini.
L’attuale dibattito in Italia è basato su critiche che si concentrano troppo sulla separazione delle carriere e sull’influenza che la politica possa avere sui dei giudici, che in realtà non c’è poiché non viene toccata l’autonomia dei giudice se non con il sorteggio dei giudici togati, che eliminerebbero le influenze delle correnti politiche in senso al CSM, idem per il Consiglio di Disciplina sostituito dall’Alta Corte di Giustizia, che è un organo terzo ed imparziale svincolato da logiche corporativiste. Inoltre i pubblici ministeri restano autonomi nelle loro valutazioni, come lo sono oggi.
Il vero problema è la struttura e l’organizzazione della giustizia italiana.
Ecco alcuni punti chiave da individuati :
– La giustizia italiana soffre di una struttura inadeguata e di carenze di personale e risorse.
– I tempi dei processi sono troppo lunghi e la giustizia è spesso lenta e inefficiente.
– Il referendum non affronta immediatamente i problemi reali della giustizia italiana, come l’eccesso di arretrato e l’insufficienza amministrativa. Si spera quindi che appena effettuata la Riforma in caso di vittoria del SÌ, che assunzioni e correttivi vengano effettuati in via prioritaria.
– Il vero cambiamento richiede investimenti stabili, personale formato, digitalizzazione intelligente e semplificazione dei riti.
In sintesi, il referendum se passa non deve diventare un “diversivo riformista” che non affronta i problemi reali della giustizia italiana, ma deve essere uno strumento pratico che attraverso regolamenti e assunzioni nel settore giustizia sia portatore di efficienza e velocità nel definire i contenziosi fermi nelle procure, dando tempi certi al contenzioso, con un limite massimo da dare alla definizione dei processi, oltre il quale i magistrati devono sentenziare!!!
Ove mai la Riforma dovesse essere bocciata dalla vittoria del “NO”, ancor di piu’ i correttivi sopraelencati per velocizzare i processi andrebbero implementati con ancora maggiore urgenza !!!









