Riapre, in Carpineto di Fisciano, il monumentale santuario diocesano di San Michele di Mezzo. Il lieto evento (appunto della riapertura al pubblico e al culto), il 26 aprile. Il manifesto delle celebrazioni, religiose e/o civili, è ricco e dettagliato. La locandina, appositamente stilata – sottoscritta dal rettore don Enzo Serpe – prevede diversi appuntamenti. Tutti molto interessanti. Oltre alle iniziative vissute in occasione del 26 aprile, il prossimo 24 maggio (in tal mese avvengono due dei tre momenti in cui si ascende al monte, “dedicato” all’angelo guerriero: il 7 maggio, il 15 dello stesso mese e il 29 settembre) si vivrà la solennità di Pentecoste. Con la suggestiva e misterica pioggia “delle rose” – già, appunto, la Pentecoste è definita “Pasqua delle rose”; concludendo il tempo liturgico che “parte” dalla Risurrezione del Cristo. L’evento prevede una “cascata” di petali profumati, lanciati dal lucernario della grotta inferiore. Dopo l’opening delle 17.30 alla grotta, seguito da una serie di visite guidate; dopo la Messa delle 18.30 (altresì nella grotta), ecco altri numerosi appuntamenti col sacro e con la cultura.

Per un culto complesso ed elaborato: quello al principe delle milizie celesti. Mi Ka El, “chi come Dio?” – Quis ut Deus? – è una figura chiave delle tradizioni etnografiche locali. E non solo. Noto è il “tratturo di San Michele”, ovvero il sentiero della transumanza di esperti pastori, lungo (anche, pare) l’iter brundisinum oraziano. Che tocca paesi e cittadine tra la provincia di Salerno e l’Avellinese: Montoro, S. Angelo dei Lombardi e altre località – contraddistinte da polle o fontane d’acqua, anche perché il Nostro è patrono delle acque termali. Molti siti urbani – si faccia caso – recano la toponomastica di S. Angelo. Come a Mercato San Severino, sempre nella Valle Irno – come sono ubicate nella Valle dell’Irno Fisciano e la “sua” Carpineto – in cui esiste la frazione Sant’Angelo. Nell’antichità, questo borgo si fregiava del “titolo” di “ad maceratam”: infatti, si lavorava la canapa! Nell’iconologia ed iconografia tradizionale, Michele è rappresentato con la spada sguainata e con una bilancia (stadera) in mano. Simbolo della pesatura delle anime, come nella ritualità inerente il dio egizio Anubi. Ancora, è uno dei primi santi venerati dal popolo longobardo – molto presente a Fisciano, Carpineto, San Severino e dintorni – quando si convertì al cristianesimo. Dapprima, gli uomini “dalle lunghe barbe” o “dalle lunghe alabarde” sacrificavano al dio Mitra. I luoghi di culto, gli altari, erano grotte. Dette “mitrei”. Probabilmente, le primissime celebrazioni in onore del feticcio pagano erano occulte. Oppure i Longobardi volevano “sperimentare” il cosiddetto “elemento naturale”. E, da allora, anche San Michele si venera in una caverna. Ciò avviene pure sul Gargano. A Monte Sant’Angelo.

Torniamo a noi: senza voler riprendere, pedissequamente, il programma approntato, ricordiamo soltanto alcuni happening – tra i più rilevanti. Il prossimo 10 maggio, sesta domenica di Pasqua, alle 18.30, la grotta sarà location e cornice per le funzioni liturgiche. Che termineranno con l’atto di affidamento a Maria, dinanzi all’effigie della Madonna Odigitria: colei che mostra la via, titolo bizantino in onore della Vergine. Maria è detta anche Teotokis – madre di Dio – e Lattologa. Riguardo alla Madonna del latte, diciamo che a San Severino, il giorno dell’Ascensione, si assaggiano le tagliatelle quagliate nel latte: ricordano che la Vergine – dopo che Gesù è salito al Cielo – perse una poppata, per l’appunto, lattea. Ancora, venendo a noi, l’avviso sacro prevede che le celebrazioni eucaristiche – in grotta (per esempio, il 14 giugno e il 12 luglio) o al santuario (il 21 giugno, il 5 luglio o il 19 luglio) – inizieranno alle 19 – a partire dal 14 di giugno. Per poter visitare il sacro edificio, ci sono appuntamenti in data 3 maggio, 14 giugno, 5 luglio. Per condividere – insieme – un cammino/pellegrinaggio spirituale. Verso una purificazione concreta, non solo ascetica. Per maggiori informazioni, dettagli e altro, si possono contattare i responsabili dell’edificio all’indirizzo di posta elettronica sanmicheledimezzosantuario@gmail.com.

La scrivente ha avuto modo di… “rapportarsi”, se così possiamo affermare, con l’antica ritualità micaelica anche nel dare le stampe la sua opera prima: “Calendario salernitano delle tradizioni popolari”. Oltre ad aver intrapreso – negli anni ’90 – il succitato tratturo di S. Michele. Nel capitolo relativo al mese di maggio, il volumetto “indugia” e indaga sul mistero della tradizione antropologica di San Michele. Che accomuna anche Calvanico, Solofra, Montoro e l’Avellinese. Ogni 7 maggio, enuncia il libro, parte da Calvanico una processione. Verso il pizzo di San Michele. A portar l’argentea statua dell’alato santo fino a S. Michele (di mezzo, ma c’è anche il monte “di cima”). Secondo fonti orali, oggi scomparse, da noi consultate, il simulacro sosta per tutta la notte in una chiesetta. Eretta proprio dai fedeli di Calvanico. Chiesa attigua ad un preesistente eremo seicentesco. Poi, il corteo. La processione aveva, un tempo, la prima sosta all’edicola del santo: nella località detta “Vuocolo”, o “Gola”. Ci sono (c’erano, tempo fa) – indi – altri momenti di “pausa”, fino a tre croci. Infine, ecco arrivare il “serpentone” di fedeli, snodato, nella zona detta “Carpegna”. Forse da “carpinus”. Ancora, la processione prosegue decisa. Ci si ferma (ovviamente molti anni fa, anche se la scrivente utilizza il tempo presente) all’epitaffio dedicato all’arcangelo. Una lapide del 1630, dove occorrerebbe deporre i “cibi pascali” (pasquali), come la carne. Ciò per “non avere il santo vindice e non amante”. Altra sosta, sempre tantissimi anni fa, tra l’epitaffio e la cima: un basamento, attorno al quale la statua effettuava (effettua) un giro. Per farla breve, arrivati in cima, prima di poter accedere alla chiesa, occorre che il santo simulacro giri tre volte – in senso antiorario (forse il cosiddetto “schiaffo alla Madonna, della tradizione partenopea? Si chiede chi scrive…) – attorno alla struttura. Entrato – infine – il candido angelo in chiesa, fuori si accendono (si accendevano – sempre in passato) i fuochi. Si effettua un bivacco. Denominato anche “incubatio” o “dormitio”: trattasi di una veglia. Come accade – mutatis mutandis (cambiando le cose da cambiare, in latino) – alla Madonna Assunta ogni 15 agosto. Nel Nocerino. E non solo.

Insomma, una serie di riti – tra antichità e futuro – molto difficili da interpretare. Pervicacemente legati all’ancestralità della figura del santo. A mo’ di taumaturgo apotropaista. Il 15 maggio si sale nuovamente, secondo la tradizione. Ricordiamo – a chiosa di tutto – che il santo arcangelo (tra le varie “gerarchie” o “schiere” angeliche, come pure i Serafini – particolarmente infiammati di amor divino e rappresentati con sei ali – i Cherubini, i Troni, le Potestà, le Dominazioni) ricorre nell’onomastica il 29 settembre. Assieme a Raffaele, angelo guida che restituì la vista al vecchio Tobia – grazie al fiele del pesce, catturato dal giovane Tobiolo, promesso sposo di Sara; a Gabriele, annunciatore della sacra natività e a Uriele: il dimenticato angelo della morte!

Occorre però dire che ci sono tantissimi altri angeli (custodi singolarmente o non). Ognuno ha un nome e un significato, esoterico e teologico. Il santuario fiscianese era stato chiuso alla fine del 2025, per motivi di sicurezza – dovuti alla caduta di rocce e detriti, causata da forti intemperie.










