sabato, Maggio 16, 2026
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Ricordi d’estate il traking

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Ore 7:30. Zaino in spalla e si parte.

Lato San Nicola, poi lato Praia. Un’ora di cammino tra salite, discese e respiri corti, lunghi, sbuffati… insomma, un po’ come la vita: quando pensi di aver preso fiato, e invece.

Camminando, mi è tornato in mente quando io, Dario, Rosario e Andrea seguivamo Gianni. La nostra guida non ufficiale, non retribuita, e soprattutto… insostituibile.
Lui davanti, noi dietro, come piccoli esploratori armati di zaino sgangherato e ramo d’albero – perché “non si sa mai, se incontriamo un serpente”. Una sicurezza, insomma.

Ogni uscita era una mezza spedizione. Si trovavano carcasse di animali e partivano le teorie più assurde: cinghiale? lupo? dinosauro? Nessuno lo sapeva, ma faceva parte del gioco.

Si risalivano fiumi, si scivolava (con una certa grazia), si cadeva (con molta meno grazia), ma alla fine si tornava sempre a casa interi. Più o meno.
E tutto questo, rigorosamente senza scarpe da trekking, senza magliette tecniche, senza nulla. A volte nemmeno le scarpe giuste. Tipo: infradito.
Pericoloso? Sì.
Sconsiderato? Probabilmente.
Divertente? Da morire.
(Oggi non lo rifarei. Siamo stati fortunati. Ma davvero tanto.)

Tra i primi ricordi di quelle esplorazioni c’è l’Arcomagno. Quando non c’erano biglietti, barriere, scalette in acciaio e file di gente.
La strada? Te la inventavi.
E poi lo trovavi lì, il mare nascosto, come un premio segreto.

Lo facevamo in tempi non sospetti, in un’epoca in cui non sapevamo nemmeno si chiamasse trekking.
A pensarci bene, il trekking lo ha inventato proprio Gianni.
Solo che lui non lo sapeva.

oggi diffuso in tutto il mondo con nomi inglesi e in Mile varianti e pensare che per noi erano passeggiate.

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