Cronaca di una proclamazione che segna l’inizio di una nuova stagione politica
di Simona Carannante
NAPOLI È esattamente alle 9.55 che, nell’austero Auditorium del Palazzo di Giustizia, ieri 9 Dicembre 2025 si consuma un passaggio simbolico destinato a incidere sul futuro della Campania. Con voce ferma, Giulio Cataldi, presidente dell’Ufficio Centrale della Corte d’Appello, proclama Roberto Fico presidente della Regione Campania. Più di 1,2 milioni di cittadini gli hanno consegnato un mandato che va ben oltre la contesa elettorale. Fico ascolta in silenzio, seduto in prima fila tra la presidente della Corte d’Appello Maria Rosaria Covelli e il procuratore generale Aldo Policastro. Quando si alza, la sala si stringe in un applauso che ha il sapore della responsabilità collettiva. “Il faro dell’etica pubblica guiderà ogni scelta”- Il neo governatore affida la sua prima dichiarazione ufficiale a un principio netto:
“Ogni decisione dovrà rispondere al faro dell’etica pubblica: solo così garantiremo giustizia sui territori”. Ringrazia la coalizione che lo ha sostenuto e rassicura le forze politiche in attesa della composizione della Giunta: “Il protagonismo sarà di tutti. Costruiremo una squadra che risponda ai campani, non alle convenienze di parte”. Fico ribadisce che i consiglieri neo eletti non entreranno in Giunta, rivendicando la scelta come un modo per rafforzare la rappresentanza consiliare e la qualità del governo regionale. Il richiamo alle forze civiche: “Nessuno resti ai margini”. In un clima politico che attende segnali chiari, Fico raccoglie l’appello sul ruolo delle realtà civiche: “Le ascolteremo, senza dubbio. La società va tenuta insieme, soprattutto chi vive condizioni di fragilità, solitudine o marginalità. Solo così possiamo parlare di giustizia generazionale, sociale e ambientale”. Parole che definiscono l’orizzonte politico del nuovo esecutivo. Presenze istituzionali e clima di vigilia. In sala siedono parlamentari come Marco Sarracino, esponenti del Movimento 5 Stelle tra cui Carmela Auriemma, Dario Carotenuto, Paolo Mancuso, insieme ai consiglieri neo eletti Trapanese, Flocco, Saiello, D’Errico. Accanto a Fico, la compagna Ivonne De Rosa, lo staff guidato da Laura De Vita e Ciro Borriello, e numerosi attivisti. Il nuovo presidente rivela di aver avuto ieri una “telefonata cordiale” con Vincenzo De Luca. Nessun passaggio di consegne formale nella giornata, ma un ingresso immediato a Palazzo Santa Lucia già nel pomeriggio.La domanda cruciale: quando la Giunta? I giornalisti insistono sul tema più atteso. Fico non concede fretta: “Nessuna scadenza imposta. Lavoriamo sulla qualità. Troveremo l’equilibrio migliore affinché i campani abbiano l’amministrazione più competente possibile”. Conferma inoltre una delle indiscrezioni delle ultime ore: terrà ad interim la delega alla Sanità, comparto strategico e da anni sotto pressione. Critiche alla legge elettorale e visione di lungo termine. Il presidente contesta apertamente l’ultima modifica normativa varata nella precedente legislatura, che consente l’ingresso in Consiglio del primo dei non eletti in caso di nomina di un assessore: un meccanismo che giudica destabilizzante. “Serve un Consiglio forte. Il valore politico di un consigliere o di un presidente di commissione è fondamentale”. Respinge la logica dello “show dei primi 100 giorni”: “Dobbiamo ragionare su cinque anni di azioni concrete”, indicando come priorità il potenziamento della medicina territoriale. Legalità, istituzioni e un abbraccio simbolico. Alla cerimonia segue l’inaugurazione dello spazio dedicato alle vittime di criminalità nella sala Arengario. Fico non aggira il tema della corruzione, definendola “uno degli atti più vili contro i cittadini” e promettendo una risposta regionale decisa. In quell’ambiente solenne, arriva l’abbraccio del sindaco Gaetano Manfredi, che richiama la necessità di una collaborazione istituzionale priva di personalismi.
Fico lo raccoglie: “Il dialogo tra istituzioni è fondamentale. Non dobbiamo mai essere autoreferenziali: l’obiettivo è migliorare la vita delle persone”. “Sarò il presidente di chi pensa di non avere voce”. Il mandato politico di Fico si chiude con una promessa che è già una linea programmatica: “Voglio essere il presidente che ascolta chi pensa di non essere ascoltato”. Una frase che sintetizza il profilo che intende imprimere al suo governo: sobrietà, ascolto, radicamento territoriale, visione lunga. Una Campania che riparte non dalla velocità delle dichiarazioni, ma dalla profondità delle scelte.
L’ opinione di Simona Carannante
La proclamazione di Roberto Fico alla guida della Regione Campania segna, a mio avviso, uno dei passaggi istituzionali più significativi degli ultimi anni. Non soltanto per il risultato elettorale, imponente e chiarissimo, ma per il modo in cui lo stesso Fico ha scelto di presentarsi alla cittadinanza: con sobrietà, senso delle istituzioni e un richiamo costante all’etica pubblica. Un linguaggio che, oggi più che mai, appare necessario. Ciò che colpisce non è l’enfasi politica, Fico non ne ha mai abusato ma la sua volontà di introdurre un metodo, un approccio: ascolto, rigore, inclusione sociale. Nel suo intervento emerge una visione che non guarda soltanto al governo della macchina amministrativa, ma alla necessità di ricomporre una comunità regionale, di restituire fiducia a chi si sente ai margini e di riaffermare un’idea alta di servizio pubblico. Apprezzo in particolare il suo richiamo alla responsabilità generazionale, sociale e ambientale: temi che non appartengono alla retorica del momento, ma che definiscono il profilo di un presidente che intende governare senza scorciatoie, costruendo processi invece di inseguire slogan. Anche sul versante istituzionale, la sua apertura al dialogo con le altre cariche a partire dal sindaco di Napoli indica una volontà di collaborazione stabile, matura, capace di superare dinamiche di contrapposizione che in passato hanno rallentato la Campania più di quanto abbiano aiutato. Infine, trovo significativo che abbia scelto di assumere direttamente la delega alla Sanità nella fase iniziale: un segnale di attenzione verso il tema più sensibile per i cittadini, e una scelta di responsabilità che tende a rassicurare più che a dividere. In un momento storico complesso, la Campania ha bisogno di una guida che sappia coniugare fermezza e dialogo, competenza tecnica e sensibilità sociale. La sensazione, oggi, è che Roberto Fico stia iniziando questo percorso con il passo giusto.









