domenica, Marzo 15, 2026
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Roma, Fontana di Trevi a pagamento: ordine o business?

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È partita “positivamente”, secondo il Campidoglio, la prima giornata della nuova modalità di visita alla Fontana di Trevi. Un debutto accompagnato da numeri rassicuranti — oltre 5.000 visitatori accolti tra le 9 e le 18 — e da una promessa precisa: più ordine, meno caos, un’esperienza finalmente dignitosa per cittadini e turisti. Ma dietro il linguaggio dell’efficienza si apre una questione più ampia: è davvero questa la strada giusta per tutelare uno dei monumenti più iconici al mondo? La principale novità è il biglietto d’ingresso da 2 euro per turisti e non residenti, insieme a un sistema di contingentamento che regola l’accesso all’area più prossima alla fontana. Il percorso a pagamento, attivo tutti i giorni dalle 9 alle 22, con ingresso da via della Stamperia, punta a gestire i flussi in modo strutturato. Restano esentati i residenti, i bambini fino a cinque anni, le persone con disabilità e i loro accompagnatori. Nessuna restrizione, invece, per chi desidera osservare il monumento a distanza.

L’assessore al Turismo Alessandro Onorato difende la scelta con un paragone destinato a far discutere: «Due euro non sono eccessivi. A New York avrebbero chiesto cento dollari». Un’affermazione che chiarisce il modello di riferimento: le grandi capitali globali, dove l’accesso ai luoghi simbolo è spesso regolato dal mercato. Ma Roma è New York? E soprattutto: è questo il destino del suo patrimonio? Ufficialmente, l’obiettivo è migliorare la qualità della visita, garantire maggiore sicurezza e restituire decoro a un’area da anni soffocata dall’overtourism. Chiunque abbia attraversato piazza di Trevi nei mesi estivi conosce la sensazione di assedio permanente: spintoni, file improvvisate, venditori abusivi, selfie senza fine. La regolazione dei flussi era necessaria. Su questo pochi dubbi. Il punto critico è un altro: il confine sempre più sottile tra tutela e monetizzazione dello spazio pubblico.

Due euro possono sembrare una cifra simbolica. Ma il principio che introduce è tutt’altro che marginale. Per la prima volta, un monumento urbano liberamente accessibile diventa, di fatto, un’area a pagamento. Oggi è la Fontana di Trevi. Domani? Il rischio è l’effetto domino: Colosseo, Pantheon, Trinità dei Monti, Piazza Navona. Ogni luogo congestionato potrebbe trasformarsi in un “prodotto”, con biglietto, varco d’ingresso e corsia preferenziale. Una città che lentamente smette di essere vissuta e inizia a essere consumata. C’è poi il tema della destinazione degli incassi. Migliaia di visitatori al giorno, due euro a testa: una cifra che, su base annua, può diventare consistente. Ma dove finiranno esattamente questi fondi? Saranno vincolati alla manutenzione del sito, al decoro urbano, ai servizi? O confluiranno genericamente nel bilancio comunale? La trasparenza, al momento, resta un punto interrogativo. E mentre si celebra l’efficienza del nuovo sistema, resta sullo sfondo una domanda più scomoda: perché si interviene solo quando l’emergenza è già esplosa? Perché Roma arriva sempre tardi, costretta a soluzioni tampone, invece di pianificare una gestione strutturale del turismo che duri tutto l’anno e non solo nei luoghi-cartolina?

L’accesso resta gratuito per i residenti, ma anche questa distinzione solleva interrogativi. Roma vive di turismo, è vero. Ma è anche una città abitata, fragile, attraversata quotidianamente da milioni di persone che non sono visitatori, bensì cittadini. Il rischio è che si consolidi un’idea pericolosa: il centro storico come parco tematico, regolato da tornelli invisibili, dove il valore culturale viene misurato in ticket venduti e non in qualità della vita. La Fontana di Trevi è molto più di un’attrazione. È un simbolo universale, un bene comune, un frammento di identità collettiva. Metterle un prezzo, anche minimo, non è solo una scelta organizzativa. È una decisione politica e culturale. E la domanda resta aperta: stiamo davvero proteggendo Roma — o stiamo imparando, lentamente, a venderla?

CHRISTIAN CASOLA
CHRISTIAN CASOLA
Christian Casola è un Cantante e Giornalista italiano, nato a Salerno il 19 luglio 1999. Diplomato in canto moderno, specializzandosi nei generi pop e lirico, ha studiato presso la Sound Music Studio sotto la guida del Maestro Angelo Russo. Dotato di un timbro vocale di tenore leggero, Christian unisce tecnica e versatilità interpretativa. Autore del libro Amen, pubblicato il 21 febbraio 2023 disponibile su Amazon, continua a distinguersi sia nel mondo musicale sia in quello giornalistico.
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