martedì, Agosto 11, 2026
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ROMA PALAZZO E VERITÀ, IL MURO SI ALZA ANCORA: QUANDO LA POLITICA CHIUDE LE PORTE AI DUBBI, A PERDERE È LA FIDUCIA DEI CITTADINI

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ROMA – C’è un momento in cui il dibattito politico smette di essere soltanto uno scontro tra maggioranza e opposizione e diventa una questione che riguarda la credibilità delle istituzioni. È ciò che sta accadendo dopo la decisione della Camera di non autorizzare l’acquisizione delle chat tra Andrea Delmastro e Mauro Caroccia, vicenda che ha immediatamente incendiato il confronto politico e mediatico. Le reazioni sono state durissime. Le accuse ancora di più. L’opposizione parla di una scelta incomprensibile, denuncia un’occasione mancata di trasparenza e rilancia interrogativi che chiedono risposte. Dall’altra parte, la maggioranza rivendica la correttezza dell’iter parlamentare e respinge ogni lettura strumentale. È il copione di una politica sempre più divisa. Ma dietro le contrapposizioni resta una domanda che attraversa il Paese: perché ogni vicenda delicata finisce inevitabilmente per trasformarsi in una guerra di bandiere anziché in una ricerca condivisa della verità? La fiducia dei cittadini nelle istituzioni non si costruisce con gli slogan. Si costruisce con la trasparenza, con il confronto aperto, con la disponibilità a dissipare ogni dubbio quando emergono questioni che coinvolgono figure pubbliche. Ogni volta che prevale la contrapposizione politica, cresce invece la distanza tra i palazzi e la società. Ed è proprio quella distanza ad alimentare sfiducia, amarezza e disillusione. C’è chi richiama la memoria di Paolo Borsellino come simbolo di una battaglia senza compromessi per la legalità e la ricerca della verità. È un richiamo che suscita emozioni profonde, ma proprio per questo dovrebbe essere affrontato con rispetto e responsabilità, evitando che la memoria di chi ha sacrificato la propria vita venga trasformata in uno strumento di scontro politico. Il punto centrale resta un altro. Ogni decisione delle istituzioni, soprattutto quando riguarda vicende così controverse, dovrebbe essere accompagnata dalla massima chiarezza possibile. Perché la trasparenza non indebolisce la democrazia. La rafforza. I cittadini hanno il diritto di pretendere istituzioni credibili, rigorose e capaci di spiegare le proprie scelte. La politica, invece, continua troppo spesso a parlare soltanto ai propri sostenitori. Si alzano muri. Si scavano trincee. Si moltiplicano accuse e repliche. Ma le domande restano. E quando le domande rimangono senza risposte convincenti, cresce la percezione di un Paese in cui il confronto lascia il posto alla contrapposizione permanente. Non serve alimentare rabbia. Serve pretendere responsabilità. Non servono maschere. Serve chiarezza. Le istituzioni sono tanto più forti quanto più sono disposte a sottoporre le proprie decisioni al giudizio dell’opinione pubblica. È questa la vera sfida. Perché la fiducia non si impone. Si conquista. Ogni giorno. Con i fatti. E con la convinzione che, in uno Stato democratico, la ricerca della verità e la trasparenza debbano rappresentare un patrimonio comune, al di là di ogni appartenenza politica.

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