ROMA – Un confronto diretto, lungo e dai toni schietti, nel tentativo di ricucire uno strappo che negli ultimi giorni aveva iniziato a farsi evidente. A Palazzo Chigi è andato in scena l’atteso incontro tra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il segretario di Stato americano Marco Rubio, un faccia a faccia durato ben oltre il previsto e accompagnato – secondo fonti presenti – da un clima informale, tra un caffè e qualche biscotto.
Davanti alle telecamere, nella Sala dei Galeoni dominata dal dipinto di Renato Guttuso “La battaglia di Ponte dell’Ammiraglio”, Meloni e Rubio si sono scambiati una stretta di mano e un saluto cordiale. Il capo della diplomazia Usa era stato accolto nel cortile della Presidenza del Consiglio dal consigliere diplomatico di Meloni, Fabrizio Saggio, alla presenza dell’ambasciatore americano in Italia, Tilman J. Fertitta.
Poi il confronto riservato, protrattosi per oltre un’ora e mezza. Una visita inizialmente definita “di cortesia” si è così trasformata nell’occasione per affrontare le tensioni emerse nelle ultime settimane. A Palazzo Chigi, infatti, non erano piaciute le accuse rivolte da Donald Trump all’Italia – e alla stessa Meloni – di uno scarso impegno sul dossier iraniano. Affermazioni a cui la premier ha replicato in modo piccato nei giorni scorsi.
A sottolineare il clima è stata la stessa Meloni, che ha affidato ai social una sintesi del tête-à-tête: “Un ampio e costruttivo confronto”, scrive, “durante il quale abbiamo affrontato numerose questioni, dai rapporti bilaterali tra Italia e Stati Uniti fino alle principali questioni internazionali, tra cui la crisi in Medio Oriente, la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz, la stabilizzazione della Libia e il processo di pace in Libano e in Ucraina. Un dialogo franco, tra alleati che difendono i propri interessi nazionali ma che sanno entrambi quanto sia preziosa l’unità dell’Occidente”.
Il messaggio politico è chiaro: non è questo il momento di dividersi.
Al centro del vertice, dunque, l’escalation in Iran e il capitolo energetico. Secondo quanto filtra, la premier avrebbe ribadito la linea italiana: disponibilità a mettere a disposizione cacciamine per eventuali operazioni di sminamento nello Stretto di Hormuz, snodo strategico per il commercio mondiale, ma solo previa autorizzazione del Parlamento e nell’ambito di una cornice internazionale condivisa.
Sul tavolo anche il futuro della missione Unifil in Libano, altro dossier considerato cruciale nel confronto tra Roma e Washington.
Temi che trovano conferma anche nelle note diffuse dal Dipartimento di Stato americano al termine degli incontri romani di Rubio. Nel colloquio con Meloni, definito “ottimo” dallo stesso segretario di Stato, è stata ribadita la volontà di rafforzare il “duraturo partenariato strategico” tra Stati Uniti e Italia, sottolineando l’importanza di uno stretto coordinamento sulle priorità condivise e della collaborazione transatlantica per affrontare le minacce globali.
A fare da sfondo all’incontro anche il tema della presenza militare americana in Europa, dopo che nei giorni scorsi Trump aveva ventilato l’ipotesi di un parziale ritiro delle truppe Usa dal continente. Rubio, tuttavia, ha escluso che l’argomento sia stato affrontato direttamente con la premier: “Non abbiamo discusso argomenti specifici”, ha spiegato, precisando che una decisione del genere “spetta al presidente”.
Il segretario di Stato ha però ribadito di essere “un forte sostenitore della Nato”, ricordando come uno dei principali motivi della presenza statunitense nell’Alleanza sia la possibilità di disporre di forze schierate in Europa da impiegare in eventuali scenari di crisi. Un equilibrio che, ha osservato, oggi “merita un approfondimento”.
Secondo fonti italiane, Rubio avrebbe inoltre fornito un aggiornamento sullo stato delle trattative con l’Iran. Meloni avrebbe espresso con “franchezza” la consapevolezza che una eventuale chiusura dello Stretto di Hormuz avrebbe ripercussioni sull’economia globale. Per l’Italia, la strada maestra resta quella di una risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, che possa ampliare il coinvolgimento internazionale nella gestione della crisi.
Da parte americana, l’obiettivo di riaprire al più presto la navigazione nello stretto resta prioritario, anche se – viene sottolineato – non è ancora possibile prevederne i tempi.
Gli stessi nodi strategici sono stati affrontati anche nel successivo incontro alla Farnesina con il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani. Rubio ha insistito sulla necessità di garantire libertà di navigazione e sicurezza marittima nei principali snodi internazionali, con un chiaro riferimento alle tensioni nel Golfo.
Spazio anche alla situazione in Venezuela, dove è significativa la presenza di cittadini italiani, mentre su Libia e Libano si registrano convergenze di vedute. Washington riconosce in particolare a Roma un ruolo chiave nella capacità di dialogo con le diverse parti coinvolte nella crisi libanese.
Restano invece fuori dal confronto – secondo quanto confermato – i temi legati alle basi militari americane in Italia.
Durante gli incontri è stato affrontato anche il conflitto in Ucraina, in un quadro in cui Washington richiama gli alleati occidentali alla tutela dei rispettivi interessi economici, in uno scenario internazionale sempre più instabile.
Il vertice tra Meloni e Rubio segna così un passaggio importante per il rilancio del dialogo tra Roma e Washington: divergenze sì, ma senza rotture. Perché, come ribadito da entrambe le parti, la solidità dell’asse transatlantico resta un pilastro imprescindibile degli equilibri globali.









